«Da quassù»: in mostra al “Marchetti” i dipinti realizzati sullo Stivo

Redazione04/08/20223min
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Inaugurata domenica 31 luglio, rimane esposta fino al 18 settembre al rifugio «Prospero Marchetti» sul monte Stivo la mostra delle opere create da Flavia Bucci e Marco Berton, i giovani artisti che hanno vissuto per l’intero mese di luglio in rifugio, selezionati con un bando internazionale nell’ambito di una residenza d’artista.
Il progetto «Da quassù… Residenza d’artista sul monte Stivo» nasce dalla volontà di ospitare in un ambiente artisticamente non convenzionale artisti visivi contemporanei per un’esperienza di soggiorno di un mese a oltre duemila metri sul livello del mare. In un momento storico nel quale la riscoperta e il rispetto degli ambienti naturali diventano necessità e il ritorno a uno stile di vita più sostenibile è fondamentale, questa residenza desidera rendersi interprete di tale cambiamento. L’iniziativa è organizzata dall’associazione In Habitat in collaborazione con il rifugio «Marchetti», con il patrocinio del Comune di Arco, il sostegno della Provincia autonoma di Trento e il supporto del Mart.

Gli artisti in residenza:
Flavia Bucci, classe 1990, nasce ad Atessa. Nel 2017 ottiene il Diploma Accademico di II° Livello presso la Cattedra di Pittura di Gianni Dessì e Fabio Sciortino all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Bucci sviluppa una ricerca tesa alla comprensione del concetto universale di “tempo”, che si dilata e comprime secondo ritmiche sempre differenti in un parallelo continuo tra la sfera quotidiana e quella assoluta. Utilizza differenti mezzi rappresentativi, frutto di una precisa scelta dettata dalle necessità concettuali di ogni lavoro.

Marco Berton, classe 1999, nasce a Ravenna. Diplomato al Liceo Artistico e Musicale statale di Forlì nel 2018 e laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Verona nel 2022, le sue competenze spaziano da quelle tecnico artistiche a quelle musicali. Le sue opere partono da una stratificazione della materia pittorica, che si inserisce nello spazio. Da qui la necessità di lavorare con un linguaggio plastico installativo costituito da innesti. Nei lavori più recenti utilizza anche la fotografia e il video, considerati come esperienze visive, ossia momenti e situazioni bloccati nel tempo.


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