Corsi di lingua, l’allarme delle scuole trentine: «Fondi ai grandi enti, a noi le briciole»

Cambiare radicalmente il sistema con cui vengono finanziati i corsi di lingua per adulti, passando dall’attuale “Catalogo Lingue” a un meccanismo di voucher assegnati direttamente ai cittadini. È la richiesta che arriva dalle piccole scuole di lingue trentine, preoccupate per gli effetti che il modello finanziato attraverso il Fondo sociale europeo Plus sta producendo sul mercato locale.
A rilanciare la questione è la scuola indipendente di Riva del Garda I-Speak che ha promosso anche una petizione online chiedendo alla Provincia di rivedere l’impostazione dell’intervento. Al centro delle contestazioni ci sono i criteri di accesso ai finanziamenti e il ruolo assunto dai grandi organismi di formazione. Il Catalogo dispone complessivamente di 4 milioni di euro, finanziati per il 40% dall’Unione europea, per il 42% dallo Stato e per il 18% dalla Provincia.
Secondo le scuole che contestano il sistema l’accreditamento provinciale necessario per accedere direttamente ai finanziamenti comporterebbe adempimenti economici e gestionali difficilmente sostenibili dalle realtà più piccole. Una questione ripresa anche nell’interrogazione provinciale presentata il 16 giugno dalla consigliera Francesca Parolari nella quale si evidenzia come tra i beneficiari figurino soprattutto grandi imprese, società di consulenza ed enti consortili.
Il punto maggiormente contestato riguarda il ricorso alle deleghe. Gli enti finanziati possono infatti affidare parte delle attività a soggetti terzi o incaricare direttamente i docenti. Per le scuole locali si crea così un paradosso: chi possiede esperienza specifica nell’insegnamento delle lingue fatica ad accedere direttamente ai fondi, mentre può ritrovarsi a lavorare per gli organismi che li hanno ottenuti.
A questo si aggiungono le conseguenze sul mercato privato. La disponibilità di corsi finanziati, sostengono i promotori della protesta, sottrae inevitabilmente una parte della domanda alle scuole tradizionali che però continuano a sostenere costi di sedi, personale e organizzazione. Realtà che spesso non si occupano soltanto di corsi per adulti ma anche di bambini e ragazzi, formazione aziendale, lettorato nelle scuole, esami di certificazione e attività estive.
Le perplessità riguardano anche la qualità dell’offerta. Nell’interrogazione vengono riportate segnalazioni relative a materiali didattici non aggiornati, classi con livelli di preparazione molto diversi, spazi non sempre adeguati e calendari poco compatibili con le esigenze degli utenti. Si tratta, va precisato, di criticità segnalate e riportate nell’atto politico, sulle quali viene chiesto alla Giunta di fornire chiarimenti e indicare quali controlli vengano effettuati sull’effettiva qualità della formazione.
La scuola rivana promotrice dell’iniziativa riferisce inoltre di essersi già rivolta alla Corte dei Conti e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato; quest’ultima avrebbe comunicato il 30 luglio l’archiviazione del fascicolo e il mancato riesame.
Da qui la proposta alternativa: voucher linguistici direttamente ai cittadini, lasciando loro la possibilità di scegliere presso quale struttura frequentare il corso. Secondo i promotori, in questo modo si ridurrebbero i passaggi intermedi e si aprirebbe l’accesso anche a chi necessita di orari o percorsi più flessibili, come turnisti, studenti e genitori con impegni familiari.










