Teatro Perini, il nostro gioiello perduto

C’era un posto a Riva dove si poteva andare a vedere un film, ascoltare un’opera lirica, applaudire una compagnia di avanspettacolo, partecipare a un comizio e, qualche sera dopo, ballare fino a tardi. Sempre nello stesso posto. Era il cinema teatro Perini. E oggi, guardando le fotografie, sembra quasi impossibile che non ci sia più.
Per generazioni di Rivani il Perini è stato molto più di un teatro. Era uno dei luoghi in cui la città si ritrovava, festeggiava, si divertiva, qualche volta discuteva animatamente. Erano gli anni dei quattro cinema cittadini: il Perini, il Roma, l’Oratorio e, d’estate, lo straordinario cinema all’aperto San Marco, in viale Prati. Ma il Perini aveva qualcosa di speciale. Sul suo palcoscenico passava davvero di tutto: le operette già negli anni Trenta, i musical, le opere liriche, i concerti del tenore Turrini, e poi il jazz per le truppe americane dopo il 1945, l’avanspettacolo con Bruno Salvadori, le commedie del poeta Giacomo Floriani, la danza e i balletti, i saggi delle allieve della maestra Pasti. C’erano le follie della “Rumorosa” di Italo Torboli e del Cillo Bombardelli, i grandi comizi politici del 1948, i concerti del coro Pozzini e della Banda. E ancora i complessi musicali, le feste delle società sportive, le premiazioni. E naturalmente c’erano i bambini con le mascherine in sfilata sul palcoscenico per Carnevale e, per gli scolari, i concerti mattutini di musica classica. Quindi tutti in fila verso il Perini, grande caciara sui loggioni, ma soprattutto niente lezioni! A Capodanno, a Carnevale e nelle grandi occasioni sparivano le file di sedie e il teatro diventava una grande sala da ballo. L’orchestra suonava sul palcoscenico, le coppie riempivano la pista, altre si appartavano nelle loggette. Quelle sì che erano feste! Poi vennero gli anni del declino. Il Perini rimase impraticabile a lungo e, alla fine di marzo del 2004, cominciò la demolizione. È difficile, ancora oggi, guardare le fotografie senza provare un senso di incredulità. Davvero non si poteva salvare? Davvero una città che aveva tanto amato quel luogo non riuscì a conservarlo? Ma forse il rimpianto più grande non riguarda soltanto l’edificio, per quanto bello e importante. Riguarda ciò che vi è rimasto dentro: una serata con i genitori, le risate con gli amici, un film visto dal soppalco con la morosa e il buio complice o il ricordo di una festa, di un applauso, di una musica.
Il Perini non c’è più. Ma basta nominare quel teatro a un Rivano di una certa età perché, per un istante, si riaccendano le luci del palcoscenico.
Vittorio Colombo










