Casinò di Arco, il nodo del bar: una scelta decisiva per il futuro

Il futuro dell’ex Casinò di Arco passa, ancora una volta, dal bando per la gestione del bar-caffè. Un tema apparentemente tecnico, ma che in realtà racchiude una questione ben più ampia: quale ruolo si intende attribuire a uno degli edifici più rappresentativi della città delle palme, oggi chiuso da mesi e sempre più bisognoso non solo di manutenzione, ma di una visione chiara e coerente.
Durante la presentazione del programma annuale 2026 di Amsa, in consiglio comunale, il presidente Paolo Giovanazzi ha illustrato dati che confermano la criticità economica dello stabile. Per il 2026 sono previsti ricavi pari a 54 mila euro, a fronte di costi di gestione superiori ai 90 mila euro, legati principalmente a utenze e manutenzioni. Un disavanzo strutturale che rende inevitabile una riflessione sul modello gestionale e, in particolare, sul ruolo del caffè all’interno dell’ex Casinò.
Prima di procedere con una nuova gara, Amsa ha annunciato interventi di ammodernamento per circa 50 mila euro, concentrati su serramenti e parti esterne dell’edificio, da realizzare tra febbraio e marzo. Solo successivamente verrà pubblicato il nuovo bando. Un passaggio che richiama alla memoria il precedente avviso, pubblicato nel maggio 2024, già allora focalizzato esclusivamente sulla gestione del caffè, senza includere una reale integrazione con le sale e gli spazi interni.
Proprio quell’impostazione aveva mostrato i suoi limiti. Il bando del 2024, come ricordato anche nel dibattito consiliare, non affrontava in modo strutturale il rapporto tra l’attività del bar e l’utilizzo delle sale, frequentemente occupate da eventi istituzionali, culturali o associativi. Una separazione che, nei fatti, ha reso complessa la sostenibilità economica per i gestori e ha contribuito alle difficoltà che oggi ricadono sull’intero edificio.
Nel confronto politico, il consigliere di minoranza Mauro Ottobre (Arco Dinamica) ha sollecitato un ripensamento profondo del nuovo bando, partendo proprio dall’esperienza passata. Secondo Ottobre, limitarsi a riproporre una gara per il solo caffè, senza prevedere una gestione più integrata degli spazi, rischia di tradursi in un nuovo insuccesso. «Se si fa l’ennesimo bando senza affidare al gestore anche un ruolo sull’utilizzo delle sale, sarà l’ennesimo flop», ha avvertito.
Giovanazzi, replicando, ha confermato che Amsa sta valutando una formula diversa rispetto a quella del 2024. L’obiettivo dichiarato è superare il criterio del massimo rialzo e individuare una gestione sostenibile nel tempo, che permetta al futuro concessionario del caffè una maggiore incidenza sull’uso delle sale, pur all’interno di un quadro regolato dal pubblico. Restano infatti paletti chiari: in determinate giornate e per specifiche manifestazioni, l’uso degli spazi dovrà essere garantito all’amministrazione comunale e alle associazioni iscritte all’albo, con tariffe agevolate.
Il bando per il caffè dell’ex Casinò non è dunque un dettaglio amministrativo, ma uno snodo cruciale. Da come verrà scritto dipenderà non solo l’equilibrio economico dello stabile, ma la possibilità di restituire vitalità a un luogo simbolo di Arco. Un edificio che, per storia e memoria, merita di tornare a essere uno spazio vissuto, aperto e riconoscibile, e non soltanto una voce problematica nei bilanci. (n.f.)










