Casa della Comunità di Riva nel mirino di Degasperi (Onda): «Nessun vero potenziamento sanitario»

Redazione14/05/20263min
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A poche settimane dall’inaugurazione della nuova Casa della Comunità di Riva del Garda, il consigliere provinciale Filippo Degasperi attacca la Giunta provinciale con un’interrogazione che mette in dubbio l’effettiva portata del progetto sanitario destinato all’Alto Garda.
Secondo Degasperi, fondatore del movimento politico-culturale Onda, la nuova struttura allestita nell’ex “Incompiuta” di via Rosmini rischierebbe di essere «un semplice cambio di targa» più che un reale potenziamento della sanità territoriale previsto dal DM 77/2022, la riforma nazionale che punta a rafforzare l’assistenza di prossimità attraverso Case della Comunità, telemedicina e cure intermedie.
Nel documento depositato in Consiglio provinciale, il 28 aprile scorso, il consigliere evidenzia una presunta disparità rispetto ad altre realtà trentine. Ad Ala, sottolinea, la Casa della Comunità serve un bacino di circa 28 mila persone con 20 posti letto, dieci infermieri e diagnostica avanzata. A Mezzolombardo, per 36 mila residenti, sarebbero disponibili 12 ambulatori, telemedicina e fino a 15 posti letto per cure intermedie. A Riva del Garda, invece, che serve un territorio di circa 50 mila abitanti e milioni di presenze turistiche annue, i comunicati ufficiali parlerebbero soltanto di nove ambulatori medici, senza dettagli su personale infermieristico, diagnostica o servizi digitali.
Degasperi richiama inoltre le criticità dell’ospedale di Arco, dove il Pronto soccorso sarebbe frequentemente in sofferenza per sovraffollamento. La nuova Casa della Comunità, osserva, dovrebbe alleggerire la pressione intercettando codici bianchi e verdi, ma chiede alla Provincia se esista già un protocollo operativo in questo senso.
Tra i dodici quesiti rivolti alla Giunta compaiono anche domande sull’assenza di posti letto per cure intermedie, sulla gestione dei circa quattro milioni di turisti che gravitano sull’Alto Garda, sulla disponibilità di automediche e parcheggi, oltre alla crescita delle strutture sanitarie private nel territorio, fenomeno che Degasperi collega a un’offerta pubblica ritenuta insufficiente.
L’interrogazione affronta anche un tema delicato interno all’ospedale di Arco: il consigliere chiede infatti se corrisponda al vero che operatori sanitari, dopo aver segnalato criticità legate al sovraffollamento, abbiano ricevuto minacce di provvedimenti disciplinari.
Infine, Degasperi domanda perché sia stata accantonata l’ipotesi di realizzare una vera “Cittadella della Salute” ad Arco, scegliendo invece l’attuale soluzione di Riva del Garda.