Caritas di Arco: “L’emergenza è la casa”

Redazione02/02/20245min
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L’aggravamento costante dell’emergenza prima casa, con il costo dell’affitto che erode drammaticamente il potere di acquisto di tante famiglie, e l’esigenza sempre più pressante di una struttura di pronta accoglienza abitativa che anche ad Arco e nell’Alto Garda accolga chi vive in situazioni di precarietà. È questo in estrema sintesi il bilancio tracciato dal “Centro di ascolto e solidarietà” della Caritas cittadina nelle persone del coordinatore Romano Turrini e di Italo Santuliana, che venerdì 2 febbraio in Municipio hanno incontrato il sindaco Alessandro Betta e la responsabile del Servizio politiche sociali e prima infanzia del Comune Viviana Sbaraini, presente anche il parroco, don Francesco Scarin, per un resoconto dell’attività svolta nell’anno appena concluso e un confronto sulla situazione nel Comune di Arco.

Il Cedas della Caritas di Arco nel 2023 ha assistito circa 130 famiglie con quasi 100 minori, che si sono rivolte al centro per richieste di aiuto di vario genere, spesso su segnalazione dei Servizi sociali. Fra di loro ci sono ancora alcune famiglie di profughi ucraini, giunte ad Arco in seguito all’invasione russa del febbraio 2022. Alle distribuzioni di generi alimentari a lunga conservazione (con cadenza quindicinale o mensile, a seconda della composizione del nucleo familiare) si sono prenotate ogni volta fra 40 e 45 famiglie; a questa fornitura (molto consistente) è stata aggiunta una borsa con prodotti per la pulizia della persona e della casa. A 20 famiglie sono stati forniti anche pannolini per bimbi piccoli e latte in polvere per 4-5 neonati. In occasione delle distribuzioni, che si effettuano a Villa Tabor, vengono consegnati anche vestiario, maglieria, biancheria per la casa, coperte, scarpe (usate o acquistate su richiesta), utensili per la cucina, materiale scolastico e giochi. I pacchi spesa distribuiti nel 2023 sono stati quasi 12 mila; la loro preparazione richiede un lavoro enorme, reso possibile da alcuni studenti volontari.

«Abbiamo potuto effettuare queste distribuzioni -ha spiegato Romano Turrini- grazie a quanto arriva del Banco alimentare, alle raccolte effettuate nei supermercati Coop, dalle scuole del territorio, dai gruppi di catechesi e al supermercato Tigotà. Alcuni prodotti li abbiamo acquistati; altri materiali, in ottimo stato di conservazione, ci sono stati donati. Raccogliamo e forniamo mobili, all’insegna della pratica ecologica del riuso. Una cosa importante da sottolineare è che ogni distribuzione è sempre occasione di incontro e di dialogo, anch’esso molto importante. Inoltre il mercoledì pomeriggio dalle 15.30 alle 17 è sempre stato aperto l’ufficio di piazza delle Canoniche per incontri di ascolto, che svolgiamo su prenotazione. Con il 2023 siamo anche a Dro, il secondo mercoledì di ogni mese all’oratorio, per distribuire vestiti, prodotti per la pulizia, scarpe, giochi, pannolini e latte in polvere. Aiutiamo ogni volta circa 20 famiglie, soprattutto stranieri, delle comunità di Dro, Ceniga e Drena».

Interventi consistenti del Cedas sono stati necessari anche nel 2023 per il pagamento di spese mediche, bollette (tasse comunali, luce e gas), assicurazioni per la macchina, buoni mensa, bombole del gas; alle famiglie nomadi oltre alle altre forniture da quest’anno è stata fornita la ricarica mensile per la tessera della lavanderia. Tutto questo ha comportato 763 interventi economici per una spesa complessiva di poco meno di 60 mila euro (59.932, per la precisione), che il Cedas ha potuto sostenere grazie alla generosità di tante persone, al punto che le offerte ricevute sono state di oltre 40 mila euro (precisamente 40.881), e di enti diversi. Anche l’iniziativa del mercatino vintage, in agosto, ha consentito di raccogliere fondi per concreti interventi di solidarietà. Tra gli interventi più onerosi, il pagamento delle bollette per rifiuti e acqua (9879 euro), delle utenze (8404 euro), di affitti e spese condominiali (6386 euro) e bombole del gas (poco più di 4000 euro). Mentre un contributo importante viene dalla Comunità di valle, 4450 euro. Anche le spese per la mensa (4123 euro), per medicine e cure (1430 euro) e per pannolini e latte (1211 euro) rimangono alte.

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