Arco e i nuovi posti RSA, il PD chiede chiarezza: «No alla privatizzazione del welfare»

Redazione07/08/20264min
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L’aumento di 250 posti letto autorizzabili nelle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) riaccende il confronto sul futuro del welfare trentino. Al centro del dibattito finisce anche Arco, città che da oltre un secolo rappresenta uno dei principali poli sanitari del Trentino e dove oggi convivono strutture pubbliche, realtà private accreditate e servizi socio-sanitari di riferimento provinciale. È proprio da qui che prende spunto l’interrogazione depositata dalla consigliera provinciale del Partito Democratico Francesca Parolari, che chiede alla Giunta Fugatti di chiarire quale direzione intenda imprimere al sistema dell’assistenza agli anziani.

 


 

Con la deliberazione provinciale n. 293 del 27 febbraio scorso, il tetto massimo autorizzabile per le RSA è stato portato a 5.216 posti letto, con un incremento di 250 unità rispetto alla programmazione precedente. Per Parolari, tuttavia, non è sufficiente aumentare l’offerta: occorre comprendere con quali criteri quei posti saranno assegnati e se la priorità verrà riservata alla rete pubblica delle APSP oppure se si stia progressivamente aprendo spazio agli investimenti privati.
I dubbi della consigliera nascono anche da quanto sta accadendo ad Arco, dove l’ex RSA Sacra Famiglia è stata acquistata da un imprenditore privato con l’obiettivo di realizzare una struttura da 65 posti letto a libero mercato, quindi non convenzionata con il servizio pubblico. Se autorizzati, quei posti rappresenterebbero oltre un quarto dei 250 nuovi posti complessivamente previsti dalla Provincia.
«In un settore così delicato – osserva Parolari – la Provincia deve compiere una scelta chiara a favore del sistema pubblico, sul quale negli anni sono stati investiti ingenti fondi». Secondo l’esponente democratica, senza una programmazione trasparente e una preventiva verifica della capacità delle strutture pubbliche di assorbire i nuovi posti, il rischio è quello di favorire una progressiva privatizzazione dell’assistenza, con costi sempre maggiori destinati a ricadere sulle famiglie.
Attraverso l’interrogazione vengono chiesti alla Giunta cinque chiarimenti: dalle modalità di assegnazione dei nuovi posti alla ricognizione effettuata presso le APSP trentine, fino allo stato dell’iter autorizzativo della nuova RSA prevista ad Arco e alla strategia complessiva che la Provincia intende adottare sul fronte della non autosufficienza.
La vicenda assume un significato particolare proprio ad Arco, città che ha costruito la propria identità anche attorno alla sanità e alla riabilitazione. Accanto all’ospedale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari operano infatti l’Ospedale San Pancrazio, struttura privata accreditata del Gruppo KOS, punto di riferimento provinciale per la riabilitazione cardiologica, neurologica e motoria, oltre che per il trattamento delle dipendenze, la Casa di Cura Eremo, specializzata nella riabilitazione cardiologica e motoria, la Casa di Cura Villa Regina, dedicata alla lungodegenza e alla riabilitazione estensiva, e numerose altre realtà socio-sanitarie che negli anni hanno consolidato la vocazione assistenziale della città. Un patrimonio costruito in oltre un secolo di storia sanitaria che rende ancora più delicato il confronto sul futuro equilibrio tra rete pubblica e iniziativa privata nell’assistenza agli anziani, tema destinato ad animare il dibattito politico provinciale nelle prossime settimane.

(n.f.)