Ambiente e clima, Calzà (PD) chiede il coinvolgimento del Trentino nel Piano nazionale

Redazione17/05/20263min
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La consigliera provinciale Michela Calzà, esponente del PD del Trentino, già vicesindaca di Dro e oggi unica rappresentante del Comprensorio Alto Garda e Ledro in Consiglio provinciale, porta all’attenzione della Giunta il tema del Piano nazionale di ripristino della natura previsto dal Regolamento europeo UE 2024/1991.
Con un’interrogazione depositata in Consiglio provinciale, Calzà chiede se la Provincia autonoma di Trento abbia già avviato formalmente il percorso per contribuire alla costruzione del Piano nazionale, quali strutture provinciali siano coinvolte, chi coordini il lavoro e con quale calendario si intenda rispettare le scadenze fissate dall’Unione europea.
Il regolamento europeo, entrato in vigore nell’agosto 2024, introduce un quadro comune per il recupero degli ecosistemi degradati e punta a rafforzare biodiversità, resilienza climatica e funzionalità ambientale di habitat terrestri, corsi d’acqua, aree agricole, foreste, ecosistemi urbani e ambienti naturali.
Entro il 1° settembre 2026 l’Italia dovrà trasmettere alla Commissione europea una prima proposta del Piano nazionale di ripristino della natura, individuando obiettivi, priorità, misure di intervento, sistemi di monitoraggio e fabbisogni finanziari. Il percorso è coordinato dal Ministero dell’Ambiente con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA.
«Non siamo di fronte a un adempimento tecnico marginale» osserva Calzà. «Si tratta di una scelta che può orientare per anni le politiche ambientali, agricole, forestali, urbanistiche e di gestione delle acque».

 

 

La consigliera dem sottolinea come il Trentino disponga di un patrimonio ambientale particolarmente rilevante: aree protette provinciali, siti Natura 2000, ecosistemi alpini, foreste, laghi, corsi d’acqua, zone umide e paesaggi agricoli tradizionali che potrebbero essere direttamente coinvolti dalle future misure europee.
Nel testo dell’interrogazione viene evidenziata anche la necessità che Regioni e Province autonome siano protagoniste fin dall’inizio nella definizione del Piano, evitando approcci frammentati o decisioni calate dall’alto.
«Oggi non basta più proteggere ciò che resta» afferma Calzà. «Occorre anche riparare, ricucire e rigenerare. Il ripristino della natura significa contrasto al dissesto idrogeologico, adattamento ai cambiamenti climatici, qualità dell’aria, sicurezza alimentare e qualità della vita».
Uno dei punti centrali dell’iniziativa riguarda la governance del percorso. Calzà chiede infatti se esista già una “regia provinciale” capace di coinvolgere enti locali, aree protette, mondo scientifico, associazioni ambientaliste, agricoltura e portatori di interesse.
L’interrogazione punta inoltre ad accendere i riflettori sulla consultazione pubblica nazionale aperta fino al 9 giugno 2026, chiedendo alla Giunta quali strumenti di informazione e partecipazione intenda attivare per garantire il coinvolgimento della cittadinanza. (n.f.)