Il Comune di Arco rimette in vendita il negozio di via San Pietro

Il Comune di Arco ci riprova. Dopo il primo tentativo dello scorso aprile, conclusosi senza la vendita, torna all’asta il negozio di proprietà comunale situato al piano terra del complesso di via San Pietro, acquisito nel 2024 nell’ambito di un accordo urbanistico e da allora rimasto inutilizzato.
Il nuovo bando conferma una base d’asta di 219.600 euro, con aggiudicazione a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa per il Comune, necessariamente in aumento rispetto alla cifra di partenza. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 12 di venerdì 30 ottobre, mentre l’apertura delle buste è prevista in seduta pubblica lunedì 2 novembre.
L’immobile, destinato a uso commerciale, ha una superficie di circa 70 metri quadrati ed è composto da un ampio locale con due lati vetrati, oltre a servizio igienico e antibagno.
Si tratta del secondo tentativo di alienazione. Ad aprile diverse persone avevano manifestato interesse, ma nessuna era riuscita a impegnarsi nella compravendita entro i tempi previsti. L’Amministrazione ha quindi modificato questa condizione, concedendo ora all’aggiudicatario 58 giorni per arrivare alla stipula del contratto.
La nuova asta riporta inevitabilmente d’attualità anche il confronto politico nato la scorsa primavera sulla scelta stessa di vendere il bene. In aprile i consiglieri di opposizione Nicola Cattoi di Campobase e Gabriele Andreasi e Dario Ioppi del Partito Democratico, tutti ex assessori della precedente amministrazione, avevano presentato un’interrogazione chiedendo alla sindaca Arianna Fiorio e alla Giunta di spiegare le ragioni dell’alienazione. Secondo i tre consiglieri la vendita di un immobile nuovo, efficiente e collocato in posizione centrale avrebbe significato rinunciare definitivamente alla possibilità di utilizzarlo per finalità pubbliche. Tra le destinazioni ipotizzate erano state ricordate quelle di punto informativo, sede del Comitato di partecipazione di Arco centro o presidio della Polizia Locale.
Cattoi, Andreasi e Ioppi avevano inoltre contestato la scelta di privilegiare una plusvalenza immediata, osservando come una possibile locazione avrebbe invece consentito al Comune di mantenere la proprietà del bene e ottenere un’entrata continuativa nel tempo. Avevano anche richiamato il consistente avanzo di amministrazione comunale, chiedendo perché fosse necessario reperire risorse attraverso la cessione di un immobile acquisito da poco al patrimonio pubblico.
Ora, a distanza di alcuni mesi e dopo il mancato esito della prima procedura, la scelta dell’amministrazione non cambia: il negozio torna sul mercato allo stesso prezzo di partenza, ma con tempi più ampi per consentire all’eventuale aggiudicatario di perfezionare l’acquisto.










