“Ritorno a Camelot”, Campobase dice “No” e richiama la memoria del Basso Sarca

Non soltanto una condanna politica, ma un filo teso tra il presente e una delle pagine più dolorose della storia del Basso Sarca. Anche Campobase Gardatrentino prende posizione contro “Ritorno a Camelot 2026”, il raduno internazionale organizzato dal Veneto Fronte Skinheads e annunciato da domani (3 settembre) a Pietramurata. E lo fa richiamando la memoria della repressione nazifascista del 28 giugno 1944, Alcide De Gasperi e Tina Anselmi.
Un nuovo intervento che si aggiunge alle numerose prese di posizione arrivate in questi giorni da amministrazioni, esponenti politici, gruppi civici e cittadini dell’Alto Garda e dei territori vicini. Campobase Gardatrentino esprime «estrema preoccupazione» e una «netta contrarietà» alla manifestazione.
«Non può esserci spazio, nel nostro territorio, per iniziative che richiamano ideologie naziste e fasciste, suprematismo e odio razziale – afferma il coordinatore Ruggero Morandi –. Sono valori incompatibili con la Costituzione, con l’identità democratica del Trentino e soprattutto con la nostra storia».
Quel 28 giugno 1944
Ed è proprio la storia a diventare il cuore dell’intervento. Campobase ricorda il 28 giugno 1944, quando nel Basso Sarca undici antifascisti furono uccisi durante la repressione nazista, mentre numerosi altri furono arrestati e altri cinque morirono successivamente in seguito alle torture. Una memoria che, sottolinea il movimento, appartiene profondamente alla comunità locale e che viene accostata alle parole di Alcide De Gasperi: «Il nazismo e il fascismo sono essenzialmente e in primo luogo razzisti».
Il comunicato recupera poi un’altra pagina particolarmente significativa per Arco: nel 2002 Tina Anselmi, staffetta partigiana e futura prima donna ministro della Repubblica, partecipò proprio nella città delle Palme alla commemorazione del 28 giugno. Campobase riprende una delle sue esortazioni: «Nessuna conquista è definitiva». Libertà, democrazia e diritti, osserva il gruppo, devono quindi essere continuamente difesi e consegnati alle nuove generazioni.
«La memoria è responsabilità»
Per Campobase Gardatrentino un raduno ricondotto ad ambienti neonazisti rappresenta dunque «un gravissimo e preoccupante segnale» e un’offesa alla memoria di quanti combatterono e morirono per la libertà. Da qui la richiesta alle autorità di valutare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare sicurezza e dignità della comunità ed evitare che il territorio diventi luogo di «propaganda dell’odio e dell’estremismo».
Parallelamente arriva l’appello a una mobilitazione civile, pacifica e democratica, capace di riaffermare i principi costituzionali e antifascisti.
Perché, conclude Campobase, «la memoria non è soltanto ricordo: è responsabilità verso il presente e verso il futuro». (n.f.)










