Riva, petizione per salvare il cedro centenario e il grande faggio rosso

Prima i pini di viale Trento, poi i cipressi dell’ex cimitero, quest’anno il doloroso addio ai due giganteschi pioppi della Purfina. Ora la storia degli alberi di Riva del Garda apre un nuovo capitolo. E ancora una volta al centro del confronto ci sono piante adulte, memoria del paesaggio urbano e nuovi progetti edilizi.
È stata lanciata su Change.org una petizione dal titolo “Salviamo i grandi alberi di viale Primo Maggio a Riva del Garda!”, promossa da Patrizia Perini e da un comitato spontaneo di cittadini, con la collaborazione di Bearsandothers ODV di Trento e del Comitato per la Legalità e la Trasparenza del Trentino-Alto Adige. L’appello è rivolto alla società Duemilaundici Srl, al Comune di Riva, alla Comunità Alto Garda e Ledro e alla Provincia.
Un cedro di oltre venti metri
La questione riguarda un progetto di demolizione e ricostruzione di un immobile esistente in viale Primo Maggio che, secondo quanto riportato dai promotori della raccolta firme, comporterebbe l’abbattimento di due grandi esemplari: un cedro dell’Himalaya (Cedrus deodara), quasi secolare e alto più di venti metri, e un faggio rosso (Fagus sylvatica).
«Non sono semplicemente due alberi che si trovano sul terreno interessato dai lavori», sottolineano i promotori, che chiedono alla proprietà di riesaminare il progetto, valutando una diversa collocazione dell’edificio, una rimodulazione dell’ampliamento o altre soluzioni tecniche capaci di conservare le piante.
Il punto, sostengono, non è contrapporre il verde allo sviluppo edilizio, ma riuscire a farli convivere. Perché un albero nuovo può sostituirne uno vecchio sulla carta, ma servono decenni per ricrearne ombra, massa vegetale, capacità di mitigazione climatica e habitat.
Una ferita ancora aperta alla Purfina
A Riva il tema è particolarmente sensibile. Nell’aprile scorso sono stati abbattuti per ragioni di sicurezza i due pioppi centenari della Purfina, alti circa 38 metri, dopo il loro avvelenamento avvenuto tra l’autunno 2024 e l’inverno 2025. Il Comune aveva denunciato ignoti quantificando in circa 40 mila euro il danno al patrimonio arboreo, oltre alle spese necessarie per la rimozione.
Negli anni precedenti le proteste ambientaliste avevano riguardato anche il taglio di pini lungo viale Trento e il futuro dei cipressi nell’area dell’ex cimitero: questioni che erano arrivate perfino davanti alla Rocca durante le sedute del Consiglio comunale.
E proprio Riva possiede dal 2009 un Regolamento per la tutela e la promozione del verde urbano pubblico e privato. Anche la Dichiarazione ambientale comunale 2024-2026 richiama espressamente questo strumento.
Non è casuale: il patrimonio botanico rivano rappresenta da tempo un elemento identitario della città. Già i progetti scientifici di Villino Campi descrivevano il lungolago come un’area di grande pregio, caratterizzata anche da monumenti vegetali ultracentenari.
Da qui l’altra richiesta contenuta nella petizione: rafforzare il regolamento comunale, introducendo una tutela più efficace per gli alberi maturi di particolare valore ecologico e paesaggistico e facendo della loro conservazione un elemento da considerare fin dall’origine nella progettazione urbanistica.
Il messaggio conclusivo dell’appello è netto e racchiude il senso dell’intera mobilitazione: «Alberi di quasi cento anni non sono ostacoli da rimuovere. Sono patrimonio da proteggere».
E adesso, attorno al cedro e al faggio di viale Primo Maggio, si apre una nuova partita sul futuro del verde di Riva. (n.f.)










