La bandiera che divide sullo Stivo. Rullo e Prada: «Solidarietà a Bighellini, la SAT ci ripensi»

Redazione24/08/20266min
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Ci sono bandiere che segnano un confine e altre che, proprio perché sventolano, finiscono per attraversarlo. Quella palestinese esposta per la seconda estate consecutiva davanti al rifugio Prospero Marchetti, a 2.012 metri sul Monte Stivo, è ormai scesa idealmente dalla montagna per entrare in un confronto molto più ampio: sulla libertà di espressione, sul significato della solidarietà e sul ruolo che anche un rifugio alpino può assumere davanti alle grandi tragedie della storia.
L’ultimo intervento arriva dall’Associazione Schierarsi Riva del Garda, attraverso Giovanni Rullo e Flavio Prada, che prendono apertamente posizione a sostegno del gestore Alberto Bighellini e contestano la richiesta della SAT centrale di rimuovere la bandiera.

 


 

«Strano che la polemica sia sorta soltanto ora»
Il caso è esploso dopo la comunicazione del 13 agosto con cui il presidente della SAT Cristian Ferrari ha chiesto formalmente a Bighellini di togliere il vessillo. La posizione dell’associazione alpinistica parte da un principio: i rifugi SAT non sono spazi privati dei gestori e ciò che vi viene esposto può essere percepito come espressione dell’intera associazione. Da qui la necessità, secondo la SAT, di applicare regole comuni indipendentemente dal simbolo e dalla causa rappresentata.
Bighellini ha deciso però di non rimuoverla, rivendicandone il significato di solidarietà e mantenendo aperto il confronto con la SAT.
Ed è proprio la tempistica della vicenda il primo elemento contestato da Rullo e Prada: «Crediamo sia il caso di riordinare alcuni punti, alla luce dei tanti interventi che vi sono stati sul caso della bandiera palestinese che, per il secondo anno consecutivo, sventola al Rifugio Marchetti. Tra l’altro è obiettivamente strano che la polemica sia sorta soltanto ora».

«Non voltarsi dall’altra parte»
La posizione di Schierarsi è molto netta. Rullo e Prada definiscono quanto sta accadendo alla popolazione palestinese un «genocidio» e un «grave crimine contro l’umanità», richiamandosi alle denunce e alle valutazioni maturate a livello internazionale.
E respingono con forza anche l’ipotesi, emersa nel dibattito, di affiancare al vessillo palestinese quello israeliano: «Apprendere che c’è chi si aspetterebbe di vedere sventolare la bandiera di Israele accanto a quella palestinese al Rifugio Marchetti sullo Stivo ci lascia veramente esterrefatti».
Per i due esponenti di Schierarsi il significato della bandiera non deve quindi essere nascosto dietro una presunta neutralità. «Nei commenti di questi giorni ricorre spesso l’accusa secondo la quale la bandiera avrebbe un valore politico», osservano. «Certamente che lo ha ed è un valore universale, che dovrebbe essere condiviso da tutti gli schieramenti politici»: quello, aggiungono, di chi decide «di non voltarsi dall’altra parte».
Nel loro intervento Rullo e Prada richiamano inoltre le recentissime e durissime dichiarazioni del ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir sulla popolazione di Gaza, parole che hanno provocato nuove condanne internazionali. Da qui una domanda altrettanto forte: «Come si può, di fronte ad affermazioni così disumane e intollerabili, non provare un senso di disgusto e il bisogno inarrestabile di condanna?»

La montagna diventa luogo di confronto
La polemica dello Stivo ha ormai superato i confini locali. A sostegno di Bighellini sono intervenuti associazioni ed esponenti del mondo della montagna, tra cui Carlo Budel, storico gestore di Capanna Punta Penia, mentre il presidente del CAI Alto Adige Carlo Zanella ha sostenuto la necessità di distinguere le convinzioni personali del rifugista dalle responsabilità legate a una struttura che appartiene all’associazione proprietaria.
Schierarsi, invece, considera la richiesta della SAT «davvero inspiegabile» e conclude esprimendo «totale solidarietà» ad Alberto Bighellini, che avrebbe scelto «con coerenza» di non rimuovere il vessillo.
Per Rullo e Prada quella bandiera rappresenta oggi più che mai «valori universali, quali il diritto alla libertà e alla dignità di tutti i popoli, il rispetto dei diritti umani e il rifiuto di ogni forma di violenza», valori che, sostengono, «anche la SAT dovrebbe sostenere senza se e senza ma».
Ed è forse qui che la vicenda supera definitivamente il pennone sul quale tutto è cominciato. Le montagne, nella loro lunga storia, sono state confini, luoghi di guerra, di rifugio e di incontro. Oggi sullo Stivo una bandiera pone una domanda diversa: dove finisce una posizione personale e dove comincia un valore che pretende di essere universale? Una domanda sulla quale, evidentemente, anche il mondo della montagna trentina continua a confrontarsi. (n.f.)