La grande sete dei giganti di Campi: caldo e siccità minacciano i castagni secolari

Ci sono alberi che hanno attraversato secoli, generazioni, guerre, malattie e trasformazioni del paesaggio. Oggi nei castagneti di Campi alcuni di quei giganti sembrano però trovarsi davanti a un avversario nuovo per intensità e persistenza: un’estate segnata da temperature elevatissime e scarsità d’acqua. E stavolta la preoccupazione non riguarda soltanto il raccolto d’autunno, ma la salute stessa delle piante.
L’allarme arriva dall’Associazione Tutela Marroni e Prodotti Tipici di Campi, che dopo una ricognizione effettuata anche con l’ausilio di un drone parla senza mezzi termini di castagneti in «gravissima sofferenza». Una fotografia che fa male anche perché qui il castagno non è semplicemente una coltivazione. È paesaggio, memoria e identità.
Alberi secolari e una storia da proteggere
Nel Garda Trentino il castagno ha rappresentato per secoli una fondamentale fonte di sostentamento delle comunità montane, tanto da essere ricordato come “albero del pane”. Campi conserva uno dei patrimoni castanicoli più significativi del territorio: il castagneto conta oltre 1.500 alberi e il più antico viene indicato in circa 550 anni, con un’altezza di 22 metri. I marroni di Campi hanno inoltre ottenuto nel 2016 la certificazione De.Co.
Una storia fatta anche di gesti tramandati: raccolta manuale, innesti e la tradizionale “novena”, nove giorni di immersione dei marroni in acqua fredda per selezionare e conservare i frutti migliori.
Oggi, però, lo sguardo è rivolto verso le chiome.
«I castagneti sono in gravissima sofferenza dovuta alla mancanza idrica e alle temperature elevate di questi giorni», segnala l’associazione. Ancora più impressionante è il quadro dei frutti, che sarebbero «fermi ai primi di luglio», mentre si registra uno stacco anomalo dei ricci.
La conseguenza più immediata potrebbe essere una notevole diminuzione del raccolto.
Non solo il raccolto: si teme per gli alberi
Ma è il passaggio successivo a dare la misura dell’allarme: «Ora l’attenzione è rivolta alla salute delle piante, sperando che superino questo momento delicato», scrive l’associazione, indicando il rischio di conseguenze non soltanto sulla produzione 2026, ma anche sui raccolti dei prossimi anni e sulla stessa sopravvivenza delle piante.
Non sarebbe, peraltro, la prima battaglia combattuta dai castagni di Campi. In passato il patrimonio locale ha dovuto fare i conti anche con patologie e parassiti, compresa la vespa cinese del castagno, affrontata attraverso la lotta biologica. Già allora gli studi provinciali sottolineavano non solo il valore storico dei castagneti, ma anche la loro funzione ambientale e la capacità del castagno di contribuire al sequestro del carbonio.
Adesso sarà necessario anche adattarsi. Dopo le ricognizioni è stata prospettata una modifica delle tecniche di potatura, guardando alle esperienze sviluppate sul Monte Amiata, in Toscana, dove sono stati sperimentati modelli innovativi di gestione dei castagneti nei periodi di maggiore difficoltà.
Perché salvare questi alberi significa certamente difendere un prodotto agricolo. Ma a Campi significa qualcosa di più: proteggere un paesaggio costruito nei secoli e impedire che il cambiamento del clima cancelli, ramo dopo ramo, una parte della memoria dell’Alto Garda. (n.f.)











