Guardia di Finanza, a pagamento i soccorsi ingiustificati

Redazione20/08/20263min
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Chiedere aiuto quando si è realmente in difficoltà resta un diritto e, soprattutto, una scelta da fare senza esitazioni. Ma chi provoca volontariamente, o con un comportamento gravemente imprudente, una situazione che rende necessario l’intervento della Guardia di Finanza, oppure attiva i soccorsi senza una reale necessità, potrà essere chiamato a sostenerne i costi. È quanto prevedono le nuove regole entrate in vigore per gli interventi di ricerca e soccorso effettuati dalla Guardia di Finanza. Il principio è quello di evitare che uomini e mezzi vengano impegnati inutilmente sottraendo risorse a situazioni nelle quali possono essere in gioco la vita e l’incolumità delle persone.

 


 

Il Corpo concorre infatti al sistema nazionale di ricerca e soccorso insieme alle altre Istituzioni militari e civili. Gli interventi possono riguardare i laghi, il mare, la montagna, aree difficilmente raggiungibili, calamità e altre situazioni di emergenza. A seconda delle necessità possono essere impiegati personale specializzato, unità cinofile, mezzi terrestri, elicotteri, aerei, droni e unità navali.
Le nuove disposizioni non introducono, però, un pagamento generalizzato dei soccorsi. La Guardia di Finanza chiarisce che chi si trova in una situazione di pericolo o teme concretamente per l’incolumità di un’altra persona deve continuare a chiedere aiuto senza preoccuparsi delle possibili conseguenze economiche.
Anche nei casi dubbi, inoltre, la priorità rimane il soccorso. L’eventuale addebito non sarà deciso durante l’emergenza né sarà automatico: prima verranno effettuate tutte le operazioni necessarie e soltanto successivamente saranno ricostruite e valutate le circostanze che hanno determinato l’intervento.
La misura punta soprattutto a contrastare comportamenti irresponsabili e richieste effettuate con leggerezza. Un’operazione di ricerca può infatti protrarsi per molte ore e richiedere un notevole dispiegamento di personale e mezzi. Un falso allarme o una richiesta priva di giustificato motivo può quindi tenere occupate risorse che, nello stesso momento, potrebbero essere indispensabili per un’altra emergenza.
L’obiettivo, sottolinea la Guardia di Finanza, non è dunque scoraggiare le chiamate di chi ha realmente bisogno, ma responsabilizzare chi attiva il sistema di soccorso senza una concreta motivazione. Una distinzione importante: di fronte a un pericolo reale, o anche al concreto timore che qualcuno possa trovarsi in difficoltà, l’indicazione resta quella di chiedere immediatamente aiuto.