Quando lo sport unisce: ad Arco il Mondiale lascia un’eredità di amicizia oltre ogni polemica

Ci sono fotografie che raccontano un evento meglio di qualsiasi statistica. Quella scattata al Climbing Stadium di Prabi – oggi Centro Tecnico Federale FASI –, al termine dei Campionati del mondo giovanili di arrampicata sportiva è una di queste. Decine di tavolate, centinaia di ragazzi seduti fianco a fianco, le bandiere di 68 Paesi a fare da cornice e una sola lingua comune: quella dello sport.
È l’immagine scelta dal presidente della Federazione Arrampicata Sportiva Italiana, Davide Battistella, per affidare ai social un messaggio tanto semplice quanto potente: «Quando lo sport unisce». Parole che arrivano al termine di una settimana intensa, culminata con quella che lo stesso presidente della FASI definisce «sicuramente il più bel Campionato mondiale giovanile mai realizzato nella storia dell’arrampicata sportiva».
Un’affermazione che trova conferma nei numerosi attestati di stima ricevuti dalle delegazioni internazionali, entusiaste non solo per l’organizzazione tecnica della manifestazione, ma anche per l’accoglienza trovata ad Arco, ormai riconosciuta come una delle capitali mondiali dell’arrampicata.
Nel suo bilancio, Battistella parla di una settimana vissuta «all’insegna dello sport e della condivisione dei valori tra le squadre», capace di creare «una sintonia pazzesca» tra giovani atleti provenienti da ogni continente. Un risultato che attribuisce al lavoro di una macchina organizzativa composta da tracciatori, giudici, volontari, personale sanitario, forze dell’ordine, tecnici federali e decine di collaboratori che hanno lavorato dietro le quinte perché tutto funzionasse alla perfezione.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai responsabili dell’organizzazione e della comunicazione federale, ma soprattutto alle squadre partecipanti, salutate con l’augurio di un buon rientro nei rispettivi Paesi.
Il messaggio del presidente della FASI assume un significato particolare anche alla luce delle polemiche che hanno accompagnato gli ultimi giorni della manifestazione, dopo la decisione della Giunta comunale di Arco di non prendere parte alle premiazioni, scelta che ha alimentato un acceso dibattito politico e istituzionale. Una presenza istituzionale è stata comunque garantita dall’assessora provinciale all’agricoltura Giulia Zanotelli, intervenuta in rappresentanza della Provincia autonoma di Trento.
Ma, osservando la fotografia della cena conclusiva, il confronto politico sembra lasciare spazio a un’immagine diversa. Quella di centinaia di ragazzi che condividono un tavolo, una risata e un’esperienza destinata a rimanere nella memoria.
È forse questa l’eredità più importante lasciata dai Mondiali di Prabi. Non soltanto un’organizzazione riconosciuta ai massimi livelli internazionali, ma la dimostrazione concreta che lo sport, quando resta fedele ai suoi valori più autentici, riesce ancora a costruire ponti dove troppo spesso il mondo innalza muri.
Per Arco e per l’intero Alto Garda, il bilancio va ben oltre il medagliere. Rimane l’immagine di un territorio che, per oltre una settimana, è diventato il punto d’incontro di 68 nazioni, confermando il Climbing Stadium come uno dei centri di riferimento dell’arrampicata mondiale e lasciando ai giovani atleti il ricordo di un’esperienza condivisa che va oltre ogni confine.
Nicola Filippi









