Piscina comprensoriale Alto Garda, Santi e Betta frenano: «Ampliare la Meroni è una scelta senza futuro»

Il confronto sul futuro della piscina dell’Alto Garda si arricchisce di un nuovo capitolo politico. Dopo l’apertura della Conferenza dei sindaci all’ipotesi di trasformare la piscina “Enrico Meroni” di Riva del Garda in un impianto di riferimento per tutto il comprensorio attraverso un ampliamento da circa cinque milioni di euro, arriva la netta presa di posizione delle consigliere comunali Cristina Santi e Silvia Betta, ex sindaco ed ex vicesindaco di Riva del Garda, oggi esponenti del gruppo di opposizione “Patt + Autonomisti + Popolari – Lega Trentino“, che invitano l’amministrazione Zanoni a ripensare il percorso intrapreso.
Per le due ex amministratrici, la Meroni rappresenta già oggi, nei fatti, la piscina dell’intero Alto Garda e Ledro. «Registra circa 50 mila ingressi all’anno – osservano – con una netta maggioranza di utenti provenienti da Arco. Non è una piscina di quartiere, ma un servizio comprensoriale».
Proprio per questo, secondo Santi e Betta, limitarsi ad ampliare l’attuale struttura sarebbe una scelta priva di una reale visione strategica.
Le due ricordano come negli uffici di Alto Garda Parcheggi e Mobilità e del Comune esistano già due progetti sviluppati durante la precedente amministrazione. Il primo, firmato dallo Studio Tesi di Trento, prevedeva una nuova vasca autonoma di circa venti metri dedicata alle famiglie, alla riabilitazione e alle persone con disabilità, inserita anche tra le candidature del Pnrr senza però ottenere il finanziamento. Il secondo, decisamente più ambizioso, riguarda invece la cosiddetta “Cittadella dello Sport“, un polo comprensoriale con piscina olimpionica da 50 metri, spa, palestra di arrampicata, palazzetto, campo da rugby, ristorante e ampie aree verdi, pensato in una posizione più baricentrica rispetto ai Comuni dell’Alto Garda.
«Di fronte a questo patrimonio progettuale – sostengono – si torna invece a parlare di un ampliamento su un’area ridottissima, con margini di crescita minimi e senza prospettive future».
L’affondo è rivolto anche alla scelta politica emersa durante la Conferenza dei sindaci. Secondo Santi e Betta, un impianto realmente sovracomunale richiede «uno spazio adeguato, una viabilità idonea e una collocazione baricentrica», elementi che l’area della Meroni non sarebbe in grado di garantire. Da qui la convinzione che il percorso individuato sia «condizionato da una visione campanilistica».
Dubbi vengono espressi anche sulla possibilità che gli altri Comuni partecipino economicamente all’investimento. «È difficile immaginare – osservano – che Arco possa finanziare un ampliamento della Meroni, considerando che in passato Riva non contribuì alla realizzazione della piscina di Prabi».
Per le due consigliere la priorità dovrebbe essere un’altra: ottenere finalmente una compartecipazione dei Comuni dell’Alto Garda alle spese di gestione dell’attuale impianto, proporzionalmente all’utilizzo da parte dei rispettivi cittadini. Solo successivamente, sostengono, il territorio dovrebbe aprire una riflessione su una vera piscina del futuro, moderna, sostenibile e progettata per rispondere alle esigenze dei prossimi decenni.
Il confronto, insomma, è appena iniziato e promette di accompagnare anche i prossimi passaggi istituzionali, quando in autunno la Conferenza dei sindaci tornerà ad affrontare il dossier con gli studi di fattibilità richiesti ad Alto Garda Parcheggi e Mobilità. Se da un lato la maggioranza dei sindaci sembra orientata a potenziare l’impianto esistente, dall’altro l’opposizione rilancia il progetto di una vera struttura comprensoriale, riaprendo un dibattito che accompagna il territorio ormai da molti anni.
(n.f.)









