Ghiacciai del Trentino in crisi, neve ridotta della metà

Redazione15/06/20263min
Ghiacciaio Vedretta Rossa e Monte vioz. Cristian Ferrari SAT w

 

I rilievi effettuati tra maggio e giugno sui principali ghiacciai trentini confermano una stagione particolarmente povera di neve. Infatti su quelli del Careser, La Mare e Adamello l’accumulo nevoso risulta fortemente inferiore alle medie degli ultimi anni con valori che, in alcuni settori, si avvicinano alla metà di quelli normalmente registrati a fine primavera.
È quanto emerge dalle campagne di monitoraggio condotte nell’ambito della convenzione SAT–PAT–MUSE per lo studio dei ghiacciai, con la partecipazione della SAT, della Provincia autonoma di Trento, dell’Università di Padova e del Servizio Glaciologico Lombardo.
La neve accumulata durante l’inverno rappresenta una protezione fondamentale per i ghiacciai durante la stagione estiva e una riserva idrica strategica per l’intero territorio montano. Un accumulo di neve ridotto significa infatti una minore protezione del ghiaccio sottostante dall’irraggiamento solare e una maggiore esposizione ai processi di fusione che caratterizzano i mesi più caldi dell’anno.

 

 

La stagione invernale 2025-2026 è stata caratterizzata da una nevosità ridotta, in particolare sul versante orientale delle Alpi. Come evidenziato da Fondazione CIMA, lo Snow Water Equivalent nazionale è sceso a metà maggio a valori inferiori del 48% rispetto alla media del periodo, mentre il bacino dell’Adige presenta un deficit superiore al 56%. Le condizioni del Triveneto sono rimaste sotto la media per l’intera stagione.

 

 

I dati raccolti sui tre principali ghiacciai monitorati confermano una situazione coerente con quanto osservato a scala alpina e regionale, caratterizzata da una marcata riduzione dell’accumulo nevoso rispetto agli anni precedenti. È un dato che merita particolare attenzione. Un ridotto accumulo nevoso non riguarda infatti soltanto lo stato dei ghiacciai. La neve conservata in quota alimenta progressivamente torrenti, sorgenti, falde e fondovalle durante la stagione calda. La sua diminuzione, insieme a una fusione sempre più anticipata, può influire sulla disponibilità d’acqua nei mesi estivi e conferma come i cambiamenti climatici stiano modificando non solo il paesaggio glaciale, ma anche gli equilibri ambientali e idrogeologici delle montagne alpine.

I dati raccolti in primavera saranno completati dalle misure di fine estate, che permetteranno di valutare il bilancio complessivo della stagione glaciologica e di comprendere quanto della neve residua sarà riuscita a proteggere i ghiacciai nel periodo più critico dell’anno.