“Chi dice il vero sulla Ciclovia?”: il duro attacco degli ambientalisti contro la Provincia

La Ciclovia del Garda continua a dividere. E lo scontro, questa volta, si sposta direttamente sui numeri, sui documenti tecnici e sulle scelte politiche che riguardano il futuro dell’opera più discussa del lago.
Tutto nasce dalla recente risposta del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti all’interrogazione presentata in Consiglio provinciale dalla consigliera Lucia Coppola. Una risposta molto chiara: la Provincia non intende fermare la realizzazione della Ciclovia tra Riva e Limone e continua a ritenere strategico il progetto di una ciclovia completamente pedalabile.
Fugatti ha ribadito che non verranno prese in considerazione soluzioni alternative basate sull’utilizzo dei battelli e ha difeso la scelta politica della ciclabilità continua lungo il lago. Secondo il presidente della Provincia, infatti, “ricorrere all’alternativa della navigazione non è ragionevole”, perché la completa pedalabilità rappresenterebbe “l’obiettivo strategico ed efficace sia per la mobilità sostenibile sia per la fruibilità sportiva”.
Una posizione che ha provocato l’immediata reazione del Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro e del Coordinamento Interregionale Tutela Garda, che hanno inviato alla redazione de La Busa online un lungo documento di replica tecnica e politica.
Gli ambientalisti contestano “pezzo per pezzo” le affermazioni della Provincia. A partire dai costi.
Fugatti aveva sostenuto che il valore dell’opera sarebbe pari a circa 84 milioni di euro e non ai 95 milioni più volte citati nel dibattito pubblico, precisando che oltre 11 milioni rappresentano trasferimenti verso Lombardia e Veneto. Ma il Coordinamento replica con decisione: “Gli 11 milioni di trasferimenti sono comunque denaro pubblico, proveniente dalle tasse dei contribuenti. E dunque da computare nel costo complessivo dell’opera”.
Secondo gli ambientalisti, inoltre, il quadro economico sarebbe profondamente cambiato rispetto alle previsioni iniziali. “Nel 2021 i costi previsti erano 80 milioni per 19 chilometri dei tratti ovest-est-nord di competenza trentina”, ricordano. Oggi, invece, gli oltre 84 milioni riguarderebbero soltanto il tratto ovest di circa 5,5 chilometri.
Ma il confronto non si limita ai numeri.
Nel documento vengono richiamate anche le osservazioni formulate negli anni dal Tavolo Tecnico Operativo ministeriale, che già nel 2021 aveva evidenziato “numerose incertezze geologiche sulla effettiva fattibilità della ciclovia” chiedendo approfondimenti tecnici sui tratti più delicati.
Ancora più significativa, secondo i Coordinamenti, la valutazione espressa nel 2022 sul Piano di Fattibilità Tecnico Economica. In quel passaggio il Tavolo Tecnico aveva infatti indicato anche possibili “soluzioni di intermodalità”, ipotizzando traghetti dedicati ai ciclisti per ridurre i rischi geologici e paesaggistici nei tratti più complessi.
Ed è proprio qui che lo scontro diventa apertamente politico.
Per la Provincia, l’utilizzo dei battelli ridurrebbe l’attrattività dell’opera, interrompendo la continuità della pedalata. Gli ambientalisti, invece, parlano di una scelta “prettamente politica” e guardano a quanto deciso dalla Lombardia.
“Fugatti omette totalmente di dire che la Lombardia ha deliberato di abbandonare la progettazione della ciclovia pedalabile da Gardone a Limone e di optare per la navigazione”, scrivono infatti i Coordinamenti, ricordando come la Regione abbia scelto la via d’acqua per evitare tratti considerati ad alto rischio geologico e di forte impatto ambientale lungo le falesie del Garda.
Secondo gli ambientalisti, inoltre, il battello non rappresenterebbe un ostacolo per i ciclisti, ma addirittura un valore aggiunto. “Il ciclista ama moltissimo questi piacevoli diversivi”, si legge nel documento, che invita la Provincia a destinare le risorse economiche verso opere ritenute più urgenti, come il bypass di Torbole.
Restano infine i dubbi sulle tempistiche. I Coordinamenti ricordano che nel 2021 si parlava di completare il collegamento Riva-Limone entro quattro anni, mentre oggi il traguardo viene spostato “verosimilmente al 2029”. E alcuni dei tratti più complessi, come Sperone-Ponale e Ponale-Galleria Titani, non avrebbero ancora una progettazione definitiva.
Da qui l’ultima domanda lanciata dagli ambientalisti alla Provincia: “Quando pensa la PAT di aggiornare il cronoprogramma dell’opera, ormai fermo a quello del 2023?”.
(n.f.)










