Trentino, imprese sotto pressione: Calzà e Manica (PD) chiedono misure urgenti

Il “verde Trentino” mostra crepe sempre più evidenti sul fronte economico e produttivo. Dietro l’immagine di una provincia solida e dinamica, crescono infatti i segnali di difficoltà per imprese, lavoratori e famiglie. A lanciare l’allarme sono i consiglieri provinciali del Partito Democratico Michela Calzà — ex vicesindaca di Dro e unica voce altogardesana in Consiglio provinciale — e Alessio Manica, che hanno depositato un’interrogazione chiedendo alla Giunta interventi urgenti per sostenere il sistema economico trentino.
I numeri parlano chiaro: nel primo trimestre 2026 le ore di cassa integrazione autorizzate hanno superato quota 575 mila, con un aumento di 39 mila ore rispetto al 2025 e addirittura di 291 mila rispetto al 2024. A preoccupare non è soltanto la crescita quantitativa, ma soprattutto i settori coinvolti: industria ed edilizia, due pilastri dell’economia locale.
Secondo Calzà e Manica, il ricorso sempre più frequente alla cassa integrazione straordinaria è il segnale che le difficoltà non sono più soltanto temporanee, ma rischiano di diventare strutturali. Sullo sfondo pesano le tensioni internazionali: i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, i dazi, la debolezza del mercato tedesco e il rallentamento di alcuni sbocchi europei.
A tutto questo si aggiunge il nodo energia.
Per le imprese del Trentino-Alto Adige si stima nel 2026 un aumento delle bollette pari a oltre 251 milioni di euro, con una crescita della spesa energetica complessiva del 13,5%. Una stangata che colpisce soprattutto i settori più energivori — metalmeccanica, cartario, chimica, alimentare e logistica — ma che si riflette anche su commercio, turismo, alberghi e ristorazione.
Anche l’edilizia soffre: i rincari delle materie prime e dei carburanti stanno facendo lievitare i costi dei cantieri fino al 35%, mettendo a rischio appalti pubblici e investimenti.
Tra i casi più delicati emerge anche quello delle Cartiere del Garda di Riva del Garda, finito sotto osservazione dopo il recente riassetto societario del gruppo Lecta. Una situazione che, secondo i consiglieri dem, rappresenta un campanello d’allarme per l’intero sistema industriale trentino.
La richiesta alla Provincia è chiara: non basta la visione strategica del documento “Prospettiva Trentino 2040”, servono risposte immediate. Rafforzare strumenti come Trentino Sviluppo, Apiae e Cassa del Trentino, sostenere la liquidità delle imprese, contenere i costi energetici e difendere l’occupazione.
Per Calzà e Manica il tempo delle analisi è finito: adesso servono scelte rapide, concrete e coraggiose. Perché dietro ogni impresa in difficoltà ci sono posti di lavoro, famiglie e il futuro stesso del territorio.
(n.f.)










