Povertà in Trentino: quasi 60 mila persone a rischio, cresce il divario con l’Alto Adige

Il Trentino resta tra i territori più virtuosi d’Italia, ma il quadro sociale che emerge dagli ultimi dati Istat è tutt’altro che rassicurante. Sono infatti quasi 60 mila i trentini a rischio povertà o esclusione sociale, mentre circa 43 mila si trovano in una condizione di rischio povertà vera e propria.
I numeri arrivano dal report Istat sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie (2024-2025) e raccontano una realtà fatta di luci e ombre.
Da un lato, il “bicchiere mezzo pieno”: il Trentino presenta valori nettamente migliori rispetto alla media nazionale. Il rischio di povertà o esclusione sociale si attesta infatti al 10,8%, circa la metà rispetto al resto del Paese. Anche il solo rischio povertà resta più contenuto rispetto alla media italiana.
Dall’altro lato, però, emergono segnali preoccupanti. Il dato complessivo è sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (era all’11%), ma non migliora in modo significativo come invece avviene a livello nazionale. Ancora più evidente è il peggioramento sul fronte del rischio povertà: dal 6,9% si è passati all’8,8%, con circa 5 mila persone in più in difficoltà in un solo anno.
A colpire è soprattutto il confronto con l’Alto Adige. Nella provincia di Bolzano il rischio di povertà o esclusione sociale si ferma al 7%, il dato più basso d’Italia, mentre il rischio povertà scende al 4,6%, praticamente la metà rispetto al Trentino.
Numeri che evidenziano un divario crescente tra territori confinanti e che pongono interrogativi sulle politiche economiche e sociali.
A commentare i dati è il presidente delle Acli Walter Nicoletti, intervenuto su un quotidiano locale: “Sessantamila persone è un numero preoccupante. E non vorrei che ci abituassimo”.
Nicoletti richiama la necessità di ripensare il modello di sviluppo provinciale, puntando su lavoro e competitività, ma anche su una maggiore coesione sociale. “Ci confermiamo fragili rispetto al lavoro”, sottolinea, evidenziando come le disuguaglianze non stiano diminuendo.
Tra le priorità indicate, il rafforzamento degli strumenti di sostegno alle fasce più deboli, a partire dalla Quota A dell’assegno unico provinciale. “Servono più risorse”, afferma, soprattutto in un contesto internazionale segnato da conflitti che rischiano di avere ricadute economiche e sociali anche a livello locale.
L’analisi si allarga poi al tema dell’equità: “La forbice tra chi sta molto bene e chi molto male si amplia. È necessario tornare a discutere di tassazione e redistribuzione”.
Dietro le percentuali, resta una realtà concreta fatta di famiglie, giovani e lavoratori in difficoltà. E se il Trentino continua a reggere meglio di altri territori, la sfida ora è invertire una tendenza che rischia di consolidarsi. (n.f.)










