Arco, il vicesindaco: “Bene la certificazione MTB, ma possibili chiusure per sentieri sconnessi”

Da un lato il prestigioso riconoscimento dell’Alto Garda come destinazione d’eccellenza per la mountain bike, dall’altro le criticità nella manutenzione della rete sentieristica sul territorio di Arco. È questo il quadro tracciato dal vicesindaco Marco Piantoni, che interviene sul tema con una posizione chiara: soddisfazione per il risultato raggiunto, ma anche preoccupazione per alcune lacune ancora irrisolte.
“La certificazione rappresenta un riconoscimento importante per tutto il territorio e per il lavoro svolto sull’offerta outdoor”, sottolinea Piantoni. Tuttavia, secondo l’amministrazione arcense, proprio Arco rischia di rimanere indietro sotto il profilo della manutenzione dei percorsi, creando una disomogeneità rispetto agli standard richiesti.
Il problema non è nuovo. Già nei mesi scorsi erano state segnalate criticità ad APT Garda Dolomiti, con la richiesta di intervenire almeno sui tratti più urgenti. Un primo intervento è stato effettuato nella zona di San Martino-Policromuro, ma – evidenzia il vicesindaco – la situazione generale resta problematica.
“I sopralluoghi più recenti confermano che la manutenzione, assente da lungo tempo, non è stata avviata nemmeno nei tratti più compromessi”, spiega Piantoni. A soffrire maggiormente sono alcuni percorsi ritenuti secondari, come i sentieri 409 e 668 e il tracciato MTB 409B, ma che rappresentano in realtà antiche vie di comunicazione, profondamente legate alla storia locale.
Proprio per questo, l’amministrazione intende avviare un progetto di censimento dei selciati storici, con l’obiettivo di preservarli e valorizzarli nel tempo.
Nel frattempo, però, si fa strada anche un’ipotesi più drastica: la chiusura temporanea di alcuni tracciati. “Anche il semplice passaggio pedonale su selciati ormai compromessi contribuisce ad aggravare il dissesto”, osserva il vicesindaco. Una decisione che viene considerata “con rammarico”, ma ritenuta necessaria per motivi di sicurezza e per evitare un ulteriore deterioramento.
Mantenere aperti sentieri in condizioni non adeguate, infatti, rischia di danneggiare non solo il patrimonio storico, ma anche l’immagine complessiva del territorio, proprio mentre cresce l’attenzione internazionale sull’Alto Garda come meta outdoor.
L’auspicio, conclude Piantoni, è quello di arrivare rapidamente a un piano organico di manutenzione e recupero, capace di restituire piena fruibilità ai percorsi e di allinearli agli standard qualitativi richiesti dalla recente certificazione.
(n.f.)













