Personalità giuridica del Garda, la consigliera di Riva Santi: “Più rischi che benefici”

Il dibattito sul riconoscimento della personalità giuridica al Lago di Garda entra nel vivo e divide anche la politica locale. A prendere posizione è l’ex sindaca di Riva del Garda, oggi consigliera comunale d’opposizione per la Lega, Cristina Santi, che boccia la proposta di legge presentata dalla senatrice Aurora Floridia.
Il disegno di legge punta a riconoscere al lago una vera e propria personalità giuridica, trasformandolo in un soggetto autonomo con diritti e doveri. L’iniziativa, sostenuta da associazioni ambientaliste, nasce con l’obiettivo di rafforzare la tutela del bacino, messo sotto pressione da cambiamenti climatici, turismo intensivo e urbanizzazione.
Ma per Santi si tratta di una strada sbagliata. “È un intervento più simbolico che concreto”, osserva, mettendo in dubbio l’efficacia reale della misura. Secondo la consigliera, infatti, la creazione di un nuovo soggetto giuridico comporterebbe un iter complesso, con autonomia patrimoniale e nuovi organi amministrativi destinati a intervenire su settori chiave come turismo, urbanistica e attività produttive.
Il rischio, sottolinea, è quello di aumentare la confusione in un territorio già segnato da una forte frammentazione istituzionale. Tra comuni, province, regioni e Stato, le competenze sono molteplici e spesso intrecciate. Inserire un ulteriore livello decisionale potrebbe tradursi in conflitti, ricorsi e rallentamenti.
Ed è proprio questo il nodo principale: la possibile paralisi delle decisioni. “Si rischia di creare un sistema che ostacola più che aiutare”, evidenzia Santi, richiamando l’importanza della rapidità nelle scelte, soprattutto in un’area dove l’economia ruota attorno al turismo.
Non meno rilevante è il tema della governance. La presenza della Comunità del Garda, attiva dal 1955 nel coordinamento tra i territori delle tre sponde, rappresenta già oggi un punto di riferimento per la gestione condivisa del lago. Dalla depurazione delle acque alla viabilità, fino alle strategie turistiche, l’ente lavora per superare le divisioni amministrative.
L’introduzione di un nuovo soggetto rischierebbe, secondo la consigliera, di creare un doppio binario decisionale e di rendere meno chiari ruoli e responsabilità. “Chi decide davvero?” è la domanda che resta sullo sfondo.
Per Santi, la priorità non è creare nuovi enti, ma rendere più efficaci quelli esistenti. Rafforzare il coordinamento tra istituzioni e investire in politiche concrete di tutela ambientale e sviluppo sostenibile resta, a suo avviso, l’unica strada percorribile.
Una posizione netta, che si inserisce in un confronto destinato a proseguire anche nei prossimi mesi. (n.f.)










