Ciclovia, ambientalisti e comitati chiedono lo stop

Redazione16/01/20265min
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«Basta, fermiamoci ora». Il messaggio che arriva dal Coordinamento interregionale di tutela del lago di Garda, dal Comitato Salvaguardia Area Lago e dal WWF Alto Garda e Ledro è netto e privo di mediazioni: la Ciclovia del Garda va abbandonata prima che i costi e gli impatti diventino irreversibili, e le risorse economiche devono essere dirottate su interventi considerati davvero urgenti, a partire dalla variante di Torbole.
La richiesta è stata ribadita con forza da Paolo Matteotti, Marina Bonometti, Elisabetta Montagni e Carla Delmarco in un incontro con la stampa, all’indomani dell’audizione in Terza Commissione permanente del consiglio provinciale (presidente Vanessa Masè), dedicata a viabilità e trasporti. Un’occasione che, secondo gli ambientalisti, avrebbe almeno aperto qualche spiraglio di dubbio sull’opportunità di proseguire un’opera giudicata «paesaggisticamente dannosa» e caratterizzata da una spesa ormai definita fuori controllo.
Il nodo principale resta il tratto del Ponale, considerato uno degli angoli più suggestivi e delicati dell’intero lago. È qui che si concentrano le maggiori preoccupazioni, aggravate dalla recente indicazione, messa per la prima volta nero su bianco, dell’intenzione della Provincia di Trento di acquisire aree e fabbricati per un valore stimato di 2,3 milioni di euro. Una prospettiva che, secondo i comitati, potrebbe preludere a una trasformazione profonda e invasiva di un tratto di costa finora rimasto integro.

 

Parallelamente, emergono con sempre maggiore chiarezza le difficoltà operative lungo il tracciato trentino della ciclovia. Uno dei casi emblematici è quello della Casa della Trota, lungo la tagliata del Ponale, dove si è parlato di un possibile esproprio per sbloccare uno dei segmenti più complessi del percorso. Ipotesi smentita dalla proprietà, che sottolinea come non esista alcun progetto espropriativo formale e come, al contrario, sia già stato approvato un intervento di riqualificazione privata, comprensivo anche del passaggio ciclabile.
Il problema, però, resta irrisolto: mancano i collegamenti esterni, di competenza provinciale, e l’incertezza legata ai tempi e alle modalità di realizzazione della ciclovia sta bloccando investimenti rilevanti. Un esempio che, secondo il Coordinamento, fotografa una Provincia in difficoltà nel gestire i tratti più critici dell’opera, con ricadute negative non solo sul paesaggio, ma anche sui soggetti privati coinvolti.
Le perplessità si estendono anche alle diverse unità funzionali del progetto. Tra Riva del Garda e lo Sperone restano segmenti incompleti e soluzioni tecniche monitorate per movimenti della roccia; più a sud, verso il confine lombardo, la Provincia starebbe valutando una variante che prevede l’allargamento delle gallerie storiche in direzione di Limone sul Garda. Una scelta ritenuta meno impattante dal punto di vista visivo, ma giudicata «una follia» sul piano dei costi.
È proprio l’aspetto economico a rendere sempre più fragile la sostenibilità dell’opera. Se inizialmente la spesa era stimata sotto gli 80 milioni di euro, le proiezioni più recenti parlano di oltre 94 milioni già superati e di un traguardo finale che potrebbe andare ben oltre i 100 milioni, soprattutto se si considerano i tratti ancora indefiniti. Un’escalation che rafforza la convinzione dei comitati: anche se completata, la ciclovia rischia di rimanere un’infrastruttura “ibrida”, lontana dagli obiettivi dichiarati di mobilità cicloturistica continua e sicura.
Da qui la proposta alternativa, rilanciata con decisione: tornare all’impostazione originaria di Garda By Bike, ancora del 2014, puntando su una rete di percorsi ciclabili già esistenti e sull’integrazione con la navigazione lacuale, come avvenuto sul versante lombardo. In questo scenario, il tratto già realizzato tra Riva e lo Sperone potrebbe essere riconvertito in una passeggiata panoramica, ad anello, valorizzando un patrimonio storico e paesaggistico caro ai residenti, “el sentér de l’qua“.
Al centro della richiesta resta però una priorità ritenuta non più rinviabile: la variante di Torbole, considerata fondamentale per alleggerire il traffico, migliorare la sicurezza e rispondere ai bisogni quotidiani del territorio. «Prima di scavare ancora e spendere altre vagonate di soldi – ribadiscono i comitati – è il momento di fermarsi e ripensare le scelte». Una riflessione che chiama in causa non solo la ciclovia, ma il modello stesso di sviluppo e di tutela del Garda. (n.f.)