Amsa e Comune di Arco puntano sulla stazione autocorriere

Redazione04/01/20265min
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È un edificio che racconta, meglio di molti altri, le trasformazioni e le indecisioni della città delle Palme. La stazione delle autocorriere di Arco, oggi spesso percepita come un’immagine sbiadita del passato, è in realtà al centro di una vicenda lunga quasi un decennio, fatta di passaggi di proprietà, ipotesi progettuali, ripensamenti politici e, ora, di una linea finalmente più definita. La stazione è di proprietà di Amsa dal 2018. Il passaggio formale delle “chiavi” alla municipalizzata si concluse dopo un iter avviato nel 2015, con la ricapitalizzazione societaria portata a 1,5 milioni di euro. Un momento che allora sembrava preludere a una rapida rinascita dello stabile. Amsa si ritrovò così a ereditare uno spazio comunale già chiuso al pubblico, assumendosi la responsabilità di immaginare un nuovo utilizzo per un immobile strategico, collocato in posizione centrale.
In quella fase le idee non mancavano. Si parlava di caffè letterario, di piccola ristorazione, di una pasticceria o persino di un Biergarten, con l’obiettivo di restituire vitalità al piano terra e trasformare la stazione in un luogo vissuto anche al di fuori delle sole funzioni di trasporto. Per il primo piano veniva ipotizzata la creazione di spazi di co-working o uffici condivisi, mentre l’interrato, di più difficile destinazione, sarebbe rimasto a magazzino.

Il “quadro proprietario”, però, era ed è rimasto articolato. A Trentino Trasporti sono rimasti la sala d’attesa, la comproprietà della centrale termica e il passaggio verso la pensilina esterna, oltre all’utilizzo della biglietteria, in affitto. Una frammentazione che negli anni ha rallentato ogni tentativo di intervento strutturale e alimentato l’idea – poi superata – di trasferire la stazione nel parcheggio di Caneve.

 

 

Oggi il contesto è cambiato. La stazione è in gestione ad Amsa Srl e il nuovo presidente Paolo Giovanazzi, su indirizzo della giunta guidata dalla sindaca Arianna Fiorio, ha tracciato in Consiglio comunale una linea chiara: arrivare entro la fine del 2026 all’acquisizione dell’intero compendio, compreso l’ultimo tassello ancora in capo a Trentino Trasporti.
Il 2026 non sarà l’anno dei cantieri, ma quello decisivo per la progettazione e per la sistemazione burocratica delle singole particelle. Un passaggio fondamentale per sbloccare una riqualificazione complessiva dello stabile, attesa da anni. Il programma annuale 2026 di Amsa, approvato con 16 voti favorevoli e 4 astensioni, presenta conti in equilibrio, oltre mezzo milione di euro tra investimenti e progettazioni e un’impostazione definita «prudenziale» dallo stesso Giovanazzi. All’interno di questo quadro, la stazione delle autocorriere è uno dei punti centrali. Sono stati accantonati 60 mila euro per studi preliminari di riprogettazione, segnale concreto della volontà di intervenire. Il vicesindaco Marco Piantoni ha confermato che il confronto con Trentino Trasporti è già avviato e che il Comune è pronto a formalizzare una proposta di acquisto, affiancata da una soluzione di affitto per gli spazi che resteranno necessari al servizio.

A rafforzare questa impostazione sono arrivate anche le recenti direttive politiche: la Giunta comunale ha revocato il precedente indirizzo del novembre 2024, sancendo definitivamente che la stazione resterà in centro, in via Baden Powell. Accantonata dunque l’ipotesi di trasferimento a Caneve, ritenuta penalizzante per l’accessibilità e l’efficienza del servizio. Le nuove linee sono contenute nel Quadro esigenziale, documento tecnico-strategico che fisserà obiettivi, funzioni e limiti della futura riqualificazione dell’area dell’Oltresarca.

La storia della stazione delle autocorriere di Arco è quindi quella di un patrimonio pubblico che, pur essendo da anni nelle mani della municipalizzata, ha faticato a trovare una direzione chiara. Oggi, però, il quadro sembra più definito. La sfida non è solo recuperare un edificio, ma restituire senso a un luogo che per generazioni ha rappresentato un punto di accesso, di incontro e di vita urbana. Dopo anni di attese, la stazione è chiamata a tornare parte viva della città, non più come simbolo di immobilità, ma come spazio capace di dialogare con il presente e con il futuro.

(n.f.)