Villa Bonazza entra al Mart: la casa-atelier dell’artista arcense diventa esperienza immersiva

Non è una nuova mostra, ma una nuova chiave di lettura a rendere di nuovo attuale il nome di Luigi Bonazza al Mart di Rovereto, in corso Bettini. Nell’ambito della retrospettiva Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco (foto di Jacopo Salvi, Mart), inaugurata lo scorso dicembre, il museo ha presentato in questi giorni una novità di grande valore culturale: l’ingresso di Villa Bonazza nel percorso espositivo, grazie a una ricostruzione digitale immersiva degli spazi interni della casa-atelier dell’artista. Si tratta di un passo ulteriore, che arricchisce l’esperienza di visita e consente al pubblico di entrare — anche se virtualmente — nel luogo più intimo e rivelatore dell’universo creativo di Bonazza, pittore e incisore nato ad Arco nel 1877 e protagonista di primo piano dell’arte mitteleuropea del primo Novecento.
La casa come opera d’arte totale
Costruita nella periferia meridionale di Trento a partire dal 1913, Villa Bonazza rappresenta uno degli esempi più significativi di casa-atelier in ambito trentino. Bonazza la concepì come una totale identificazione tra vita e arte: non solo abitazione, ma spazio creativo, manifesto estetico, rifugio e laboratorio di sperimentazione.
Il progetto architettonico fu dello stesso Bonazza, che per l’unica volta nella sua carriera si cimentò direttamente come architetto. Le decorazioni, ispirate ai modelli della Secessione viennese e in particolare all’opera di Gustav Klimt, furono completate dopo la Prima guerra mondiale con un ciclo di affreschi a tema mitologico e allegorico, di grande raffinatezza simbolica.
All’interno del Mart, dodici opere provenienti dalla Villa — tra cui Notturno, Aurora, Sirene, La nascita del giorno e Acqua zampillante — dialogano oggi con il resto del percorso espositivo, rafforzando il legame tra produzione artistica e spazio abitato.
Un’esperienza digitale che apre le porte della Villa
La vera novità presentata dal Mart è però l’esperienza digitale: grazie alla collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler e alla disponibilità dei proprietari, è stata realizzata una street view tridimensionale degli interni di Villa Bonazza. Attraverso schermi touch, visitatori e visitatrici possono esplorare virtualmente ambienti normalmente non accessibili, osservando da vicino decorazioni murali, soluzioni architettoniche e l’atmosfera che accompagnò la maturità artistica di Bonazza.
Un’operazione che va oltre il semplice supporto tecnologico: la Villa diventa parte integrante della narrazione museale, strumento fondamentale per comprendere l’idea di arte totale che attraversa tutta l’opera dell’artista.
Un patrimonio che parla anche ad Arco
Questa nuova attenzione su Villa Bonazza riporta inevitabilmente lo sguardo verso Arco, città natale dell’artista. Se Rovereto e il Mart continuano a investire con convinzione in ricerca, valorizzazione e innovazione museale, resta aperta una domanda che riguarda il futuro culturale della città: quale spazio riserva Arco ai suoi grandi protagonisti dell’arte?
Bonazza, come Giovanni Segantini, condivide il paradosso di essere universalmente riconosciuto, ma di non avere ancora un luogo permanente nella città che gli diede i natali. L’esperienza della casa-atelier di Trento dimostra quanto il legame tra artista e luogo possa trasformarsi in una risorsa viva, capace di generare identità, racconto e attrattività.
Per Arco – e per la nuova amministrazione guidata da Arianna Fiorio – questa riflessione potrebbe diventare l’occasione per immaginare nuovi percorsi: non solo di valorizzazione artistica, ma anche di rigenerazione urbana, restituendo senso e funzione ai tanti edifici storici oggi in attesa di una nuova storia da raccontare.
Uno sguardo che va oltre la mostra
La retrospettiva Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco, visitabile al Mart di Rovereto fino al 3 maggio, continua dunque a evolversi, trasformandosi da esposizione a vero progetto culturale. L’apertura virtuale di Villa Bonazza non è solo un arricchimento per il pubblico, ma un esempio concreto di come il patrimonio artistico possa essere raccontato in modo contemporaneo.
Un modello che invita anche le amministrazioni locali a riflettere: perché conservare, studiare e raccontare i grandi artisti non significa guardare al passato, ma costruire futuro, identità e visione.
Nicola Filippi










