Variante agricola di Arco: via libera con modifiche, ma confronto politico aperto

Redazione13/10/20265min
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Oltre quattro ore di confronto, 509 emendamenti sul tavolo, momenti di tensione e una mediazione che alla fine ha evitato lo scontro frontale. Il Consiglio comunale di Arco ha adottato in via preliminare, nella tarda serata di lunedì 12 ottobre, la contestata variante agricola voluta dall’amministrazione della sindaca Arianna Fiorio. Il risultato è di 15 voti favorevoli, sette astensioni e nessun contrario. Un via libera che non cancella le divergenze politiche, ma registra alcune importanti modifiche ottenute dalle minoranze, in particolare dai consiglieri Nicola Cattoi (Campobase), Gabriele Andreasi e Dario Ioppi (entrambi del PD), protagonisti di una lunga trattativa sui contenuti del provvedimento.

 



 

La variante e il difficile equilibrio tra tutela e sviluppo
Al centro della discussione il futuro delle campagne arcensi. La variante al Piano regolatore generale punta a contenere il consumo di suolo, tutelare il paesaggio rurale e disciplinare più severamente nuove costruzioni, centri aziendali, abitazioni e strutture agrituristiche. Una scelta maturata anche alla luce delle disposizioni provinciali che hanno ampliato alcune possibilità edificatorie nelle aree agricole, suscitando timori per un’eccessiva trasformazione del territorio.
Per la maggioranza, il provvedimento rappresenta un necessario equilibrio tra tutela ambientale, salvaguardia del paesaggio e sostenibilità economica dell’agricoltura. Una variante urbanistica, è stato sottolineato durante il dibattito, non è un’operazione matematica, ma il risultato di una ponderazione fra interessi generali differenti.
Le opposizioni hanno invece contestato soprattutto la rigidità di alcune norme e l’insufficiente coinvolgimento preventivo di consiglieri, cittadini e operatori agricoli.

Le modifiche strappate dalle minoranze
Il confronto, favorito anche dal lavoro diretto con i tecnici comunali, ha portato a due modifiche sostanziali: la riduzione a 25.000 metri quadrati della soglia prevista dalla variante e l’eliminazione del passaggio relativo alla decadenza del titolo. Approvati all’unanimità anche due ordini del giorno che impegnano a riesaminare il divieto di ampliamento degli edifici residenziali nelle aree agricole locali e la perimetrazione degli ambiti agricoli identitari. «Non ci siamo limitati a esprimere contrarietà, ma abbiamo avanzato proposte precise, entrando nel merito delle norme», sottolineano Cattoi, Andreasi e Ioppi, rivendicando un lavoro che ha permesso di correggere alcuni punti critici.

Le critiche sulla gestione del Consiglio
Non mancano però le polemiche. I tre consiglieri contestano al presidente del Consiglio Marco Manzoni una gestione giudicata restrittiva, dalla riduzione delle domande di question time alle interruzioni degli interventi, fino al cambiamento dell’ordine di trattazione degli argomenti.
Secondo le minoranze, queste decisioni avrebbero penalizzato anche i cittadini presenti in aula. «Non consideriamo questa variante pienamente soddisfacente», precisano i tre consiglieri. «Restano disposizioni che, a nostro avviso, rischiano di limitare eccessivamente le possibilità di chi vive e lavora nelle aree agricole».

La sindaca Fiorio: «Soddisfatta dell’astensione»
A fine seduta, la sindaca Arianna Fiorio ha ringraziato maggioranza e opposizioni, riconoscendo il valore del confronto. Ha sottolineato come la maggioranza abbia valutato la variante senza porre condizioni personali, esprimendo soddisfazione per l’atteggiamento delle minoranze: «Avere un voto di astensione è comunque un risultato di cui sono soddisfatta».
Un contributo alla mediazione è arrivato anche da Mauro Ottobre, che ha richiamato la necessità di una «mediazione di buon senso».
Per Cattoi, Andreasi e Ioppi, tuttavia, il risultato rappresenta soltanto «un primo passo, non certo un punto di arrivo». I tre chiedono ora un maggiore coinvolgimento della Commissione Urbanistica e un confronto approfondito sulle questioni ancora irrisolte.
Con la prima adozione si apre dunque una nuova fase dell’iter urbanistico. La variante entra nel percorso di salvaguardia, ma il confronto tra tutela del paesaggio, sviluppo agricolo e diritti abitativi resta aperto.

(nf)