Urbanisti, ingegneri e virologi da social. Manara: «La competenza vale ancora?»

Quanto vale ancora la competenza nell’epoca in cui basta una tastiera per diventare esperti di tutto? E quale qualità può avere il dibattito democratico quando la velocità del commento prende il posto dell’approfondimento? Sono domande che Alessandro Manara, giovane consigliere comunale di “Domani – Giovani in Azione” con delega alla partecipazione giovanile, mette sul tavolo dopo poco più di un anno trascorso nell’aula consiliare di Arco.
Lo fa attraverso una riflessione pubblicata sui social dal titolo eloquente: “La democrazia al tempo dei social”. Punto di partenza, la celebre e durissima considerazione pronunciata da Umberto Eco nel 2015 sulle «legioni di imbecilli» alle quali i social avrebbero concesso la stessa possibilità di parola di un Premio Nobel.
«Dall’oggi al domani tutti esperti»
Manara porta quella provocazione dentro l’esperienza amministrativa arcense. Nel mirino non c’è il diritto di critica, ma il modo in cui troppo spesso si costruisce il confronto online: giudizi immediati, competenze improvvisate e questioni complesse liquidate in poche righe.
«Ha dell’incredibile come dall’oggi al domani si possa diventare esperti di urbanistica, conoscitori delle più evolute tecniche di ingegneria civile e strutturale e di cantieristica di rifacimento passerelle», osserva, con un riferimento evidente anche ai temi che negli ultimi mesi stanno animando il dibattito cittadino.
Il consigliere si domanda così quale dialettica democratica possa nascere quando esperienza professionale, studio e competenze specifiche rischiano di avere lo stesso peso di qualsiasi opinione affidata ai social.
«Quanto sarebbe invece più utile se ognuno contribuisse al dibattito pubblico nelle materie in cui possa realmente offrire una riflessione utile alla comunità».
E parte da se stesso. Laureato magistrale in Economia, Manara dice di sentirsi maggiormente a proprio agio su queste materie, mentre davanti a botanica o elettronica preferirebbe «ascoltare gli esperti, prendere appunti» oppure, intervenendo nel dibattito, riconoscere con umiltà la propria scarsa conoscenza dell’argomento.
«I social plasmano il nostro modo di vedere la realtà»
Ma è soprattutto un altro passaggio a spostare la riflessione dalla polemica locale a un tema ben più ampio: la qualità del confronto pubblico nell’era digitale. «Il problema più grande che avverto è che ormai quanto scritto e letto sui social tende a plasmare il nostro modo di vedere la realtà più di quanto è in grado di fare la realtà stessa». Leggere ripetutamente la stessa affermazione, sostiene Manara, rischia di renderla credibile senza chiedersi chi l’abbia formulata, quali competenze possieda e su quali elementi poggi quella convinzione.
Da qui il dilemma che il giovane consigliere lascia volutamente aperto: rispondere colpo su colpo, entrando ogni volta nel merito, oppure osservare senza alimentare polemiche che rischiano di «inquinare il dibattito»?
Una risposta definitiva Manara ammette di non averla ancora trovata. Rimane però l’auspicio che i social possano recuperare maggiormente quella che considera la loro natura originaria: «connettere le persone e i legami interpersonali».
Una riflessione nata dall’esperienza politica arcense, ma che lascia sul tavolo una domanda che riguarda tutti: nell’epoca in cui ciascuno può parlare di tutto, come si conserva uno spazio pubblico nel quale competenza, ascolto e capacità di dubitare abbiano ancora valore? (n.f.)










