Un negozio su sette ha chiuso: Confcommercio lancia l’allarme

Meno negozi, imprese più grandi e produttive, consumi che cambiano rapidamente. È la fotografia scattata dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, presentato a Roma dall’Ufficio Studi della Confederazione, che racconta un settore capace di reagire alle trasformazioni economiche ma chiamato a fare i conti con una progressiva riduzione della rete commerciale.
Tra il 2018 e il 2025 le unità locali del commercio al dettaglio sono infatti passate da 666.479 a 570.313, con una flessione del 14,4%, pari a oltre 96 mila punti vendita in meno. Nello stesso periodo, però, il fatturato complessivo del comparto è cresciuto del 25,7%, raggiungendo i 410,7 miliardi di euro, mentre il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%. Gli occupati sono diminuiti soltanto dell’1,8%, segnale di un mercato che tende a concentrarsi su aziende più strutturate e organizzate.
Alla presentazione del Rapporto erano presenti, per l’Associazione commercianti al dettaglio del Trentino, i vicepresidenti Camilla Girardi e Stefano Andreis.
A commentare i dati è Massimo Piffer, presidente dell’Associazione commercianti al dettaglio del Trentino e vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino.
«Il Rapporto restituisce l’immagine di un settore tutt’altro che immobile: le imprese commerciali hanno reagito a una fase complessa, segnata dall’inflazione, dalla digitalizzazione e dal cambiamento delle abitudini di acquisto, investendo, innovando e riorganizzando le proprie attività», osserva Piffer.
Per il dirigente di Confcommercio, però, il dato economico non deve far perdere di vista il problema più profondo. «La crescita del fatturato e della produttività dimostra la capacità imprenditoriale del comparto, ma non deve nascondere il dato più critico: in sette anni è scomparso quasi un negozio su sette. Meno attività significano minori servizi, meno presidio, meno relazioni e una crescente fragilità dei centri urbani, dei quartieri e dei territori periferici. La desertificazione commerciale non è una faccenda privata tra imprenditore e mercato: riguarda direttamente la qualità della vita delle comunità.»
Il Rapporto evidenzia come il cambiamento interessi in modo diverso i vari comparti. A trainare la crescita sono soprattutto i discount, il cui fatturato è aumentato del 101,1%, e i canali alternativi al negozio tradizionale, compreso l’e-commerce, in crescita del 41,9%. Più esposte, invece, le attività di vicinato e numerosi esercizi specializzati, come edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali.
Per Piffer la sfida non è mettere in contrapposizione il commercio tradizionale e quello digitale. «Occorre governare il cambiamento attraverso una visione capace di valorizzare il pluralismo distributivo, l’innovazione, la crescita dimensionale delle imprese e, nello stesso tempo, la funzione insostituibile dei negozi di vicinato. Ogni territorio deve poter conservare un equilibrio tra accessibilità dei servizi, vitalità economica, attrattività e coesione sociale.»
Un tema particolarmente sentito anche in Trentino, dove la rete commerciale rappresenta un elemento essenziale non solo per l’economia, ma anche per la tenuta sociale dei centri storici, delle località turistiche e delle comunità montane.
Da qui l’appello di Confcommercio Trentino a una strategia condivisa che punti su semplificazione burocratica, accesso al credito, sostegno agli investimenti tecnologici, formazione, rigenerazione urbana e infrastrutture adeguate. «Difendere il commercio non significa conservare artificialmente ciò che non funziona più, ma creare le condizioni affinché le imprese possano evolvere, investire e continuare a essere presenti nei territori. Il commercio deve essere riconosciuto per ciò che è: una vera infrastruttura economica e sociale», conclude Piffer, rilanciando la necessità di trasformare il cambiamento in un’opportunità per l’intero sistema economico trentino.










