Tre per cella e poco lavoro: il carcere di Trento non è mai stato così pieno

Redazione15/08/20264min
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Tre persone nella stessa cella, letti aggiunti al posto dei banconi di metallo, poche opportunità di lavoro e, in questi giorni di caldo soffocante, soltanto piccoli ventilatori a batteria con pale di plastica. È la fotografia della quotidianità nel carcere di Spini di Gardolo, dove il numero dei detenuti ha raggiunto quota 437, il livello più alto mai registrato.
A raccontare la situazione è una delegazione di consiglieri provinciali di minoranza – Michela Calzà (PD), Paola Demagri (Casa Autonomia EU), Francesca Parolari (PD) e Paolo Zanella (PD) – che oggi ha effettuato una visita ispettiva nella casa circondariale.

 

 

Mai così tanti detenuti
I numeri fotografano innanzitutto il sovraffollamento. Gli accordi originari siglati al passaggio della struttura dalla Provincia allo Stato prevedevano 240 posti, limite successivamente portato dallo Stato a 420. Oggi le presenze sono 437: 389 uomini e 48 donne.
Tra i detenuti, 239 sono stranieri, 329 hanno una pena definitiva, 121 sono classificati come protetti. Ci sono inoltre 13 semiliberi e 15 persone con lavoro esterno. A questi si aggiungono i 10 ospiti della Rems, che risulta piena.
La conseguenza più immediata si vede nelle celle: la presenza di tre persone è diventata costante.

Il lavoro che non c’è
Ma il problema non è soltanto lo spazio. Durante la visita molti detenuti avrebbero raccontato ai consiglieri di trascorrere lunghi periodi senza poter lavorare, aspettando un’opportunità.
Le occupazioni interne, organizzate a rotazione attraverso cooperative o amministrazione penitenziaria, non riescono a soddisfare la domanda. E anche le misure alternative restano numericamente limitate: dall’inizio dell’anno si contano 11 affidamenti in prova e 7 trasferimenti in comunità.
«Senza lavoro, percorsi educativi e possibilità di reinserimento – osservano i consiglieri – viene compromessa la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione».

Personale sotto pressione
Alla situazione dei detenuti si sommano le difficoltà degli operatori. I funzionari giuridico-pedagogici, dopo essere saliti da due a otto, sono già scesi a cinque e potrebbero presto diventare quattro.
Criticità anche per la Polizia penitenziaria e sul versante sanitario. Gli infermieri sono 9,5 rispetto ai 14 previsti. Adeguata viene invece considerata la copertura psichiatrica e psicologica, mentre viene segnalata una presenza insufficiente del dentista.

Autolesionismo, suicidi e dipendenze
Ancora più delicati i dati sulla salute e sul disagio. Nel primo semestre del 2026 sono stati registrati 37 eventi critici, soprattutto episodi di autolesionismo, due dei quali hanno richiesto il ricovero ospedaliero. Si contano inoltre tre tentativi di suicidio e un suicidio.
Settantotto detenuti presentano problemi di tossicodipendenza, mentre viene segnalata un’elevata presenza di patologie psichiatriche.

Nelle celle anche la morsa del caldo
E poi c’è l’estate. Nelle sezioni il caldo di questi giorni rende ancora più difficile la permanenza. Per motivi di sicurezza sono ammessi soltanto piccoli ventilatori a batteria senza componenti metallici. La direzione si starebbe attivando per trovare apparecchi più grandi e compatibili con le norme di sicurezza.
Per i quattro consiglieri di minoranza la strada da seguire passa soprattutto da lavoro, percorsi educativi, misure alternative e reinserimento sociale: strumenti ritenuti indispensabili non soltanto per alleggerire il sovraffollamento, ma per ridurre il rischio che, una volta fuori dal carcere, si torni nuovamente a delinquere. (n.f.)