Teatro ad Arco, l’anima è già pronta: la Camerata musicale e Nicola Ulivieri

C’è un’idea di città che prende forma non solo nei cantieri, ma nella visione culturale che li accompagna. Ad Arco, in via Cesare Battisti, il futuro teatro ipogeo – pensato per ospitare concerti sinfonici, opera e operetta e anche cinema – non sarà soltanto un nuovo contenitore architettonico, ma promette di nascere già con un’anima ben definita. Un’anima musicale che ha un nome preciso: la Camerata musicale «Città di Arco».
Il tema è tornato al centro dell’attenzione in occasione della conclusione della trentunesima edizione di «Domeniche in musica», storica rassegna che da oltre tre decenni accompagna l’inverno culturale arcense. Un appuntamento che, ancora una volta, ha dimostrato come la qualità artistica, anche in un contesto locale, possa generare una partecipazione ampia e costante, capace di riempire ogni volta il Salone delle feste del Casinò municipale.
La forza di una storia lunga più di trent’anni
Fondata nel 1993, la Camerata musicale rappresenta da tempo uno dei pilastri culturali della città. Un sodalizio che ha saputo crescere nel tempo grazie a una struttura solida, a un organico importante e a una progettualità coerente. Alle spalle, una storia che porta la firma del maestro Giorgio Ulivieri, fondatore e guida storica dell’orchestra, che ancora oggi, a novant’anni, continua a farne parte.
Non è un dettaglio secondario: perché immaginare una stagione sinfonica stabile, e persino la nascita di un’orchestra residente legata al nuovo teatro, richiede basi robuste, competenze organizzative e una credibilità costruita nel tempo. Tutti elementi che la Camerata ha dimostrato di possedere.
Nicola Ulivieri e il ritorno alla città natale
In questo contesto si inserisce il nuovo ruolo di Nicola Ulivieri, basso-baritono di fama internazionale, che entra ufficialmente nel direttivo della Camerata musicale. Una notizia accolta con entusiasmo non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dalle istituzioni cittadine, consapevoli del valore strategico di questa presenza.
Ulivieri ha calcato i palcoscenici dei principali teatri italiani ed esteri, dalla Scala di Milano al San Carlo di Napoli, passando per Santa Cecilia a Roma, fino alle grandi sale internazionali di New York, Vienna, Madrid, Barcellona e Buenos Aires. Un percorso artistico che gli è valso riconoscimenti anche sulla stampa internazionale, come ricordato la scorsa estate da La Busa online.
La sua scelta di affiancare la Camerata non è solo un ritorno simbolico alle origini, ma rappresenta un investimento concreto sul futuro culturale di Arco. A lui si guarda per la capacità di attrarre grandi nomi della musica e del canto, contribuendo a costruire una stagione concertistica di respiro ampio, all’altezza di una città che ambisce a essere un punto di riferimento culturale nel territorio.
Il nuovo teatro: tempi, attese e prospettive
L’apertura del nuovo teatro resta un traguardo atteso, ma ancora scandito dalla prudenza. L’amministrazione comunale evita annunci affrettati, consapevole delle difficoltà tecniche ed economiche che accompagnano un’opera di questa portata. La struttura è completa, ma restano da definire e realizzare gli allestimenti interni: un passaggio complesso che richiederà bandi distinti per impianti audio-video, arredi e interventi di completamento edilizio.
L’orizzonte temporale indicato guarda al 2027, una data che invita alla pazienza ma anche alla progettazione. Ed è proprio qui che il ruolo della Camerata e di Nicola Ulivieri diventa centrale: pensare fin da ora ai contenuti, alle stagioni, alla qualità artistica che darà senso al nuovo spazio.
Una comunità che risponde alla qualità
I numeri di «Domeniche in musica» parlano chiaro: una rassegna nata per gli appassionati locali è diventata nel tempo un riferimento capace di attrarre pubblico e consensi. Quattro concerti, quattro linguaggi musicali diversi, un livello artistico sempre elevato. Dalla musica cameristica alle arie liriche, fino al grande concerto sinfonico finale con la Quinta di Beethoven, eseguita dalla Camerata sotto la direzione di Orazio Sciortino.
È la dimostrazione che una comunità, anche di dimensioni contenute, può rispondere con entusiasmo quando la proposta culturale è curata e credibile. Un patrimonio immateriale che il nuovo teatro dovrà saper valorizzare.
Un’attesa più consapevole
Agli arcensi, per ora, resta l’attesa. Ma è un’attesa diversa, più consapevole. Perché il futuro teatro non sarà una scatola vuota in cerca di contenuti, bensì uno spazio che potrà contare su un’identità già definita. Un’identità costruita negli anni dalla Camerata musicale e rafforzata oggi dall’ingresso di una figura come Nicola Ulivieri.
Quando il sipario si alzerà, Arco saprà già che musica ascoltare. (n.f.)










