Riva, l’ex assessore Matteotti critica il progetto Meroni e rilancia il centro acquatico Miralago

L’ampliamento della piscina comunale Enrico Meroni di Riva del Garda non convince l’ex assessore ai Lavori pubblici Pietro Matteotti, che interviene nel dibattito aperto dopo la scelta della Conferenza dei sindaci dell’Alto Garda e Ledro di puntare sulla riqualificazione dell’impianto esistente, accantonando l’ipotesi della cittadella dello sport comprensoriale.
Con un documento che ripercorre cinquant’anni di storia della piscina e dei numerosi progetti rimasti sulla carta, Matteotti invita a guardare oltre l’intervento da circa cinque milioni di euro prospettato per la Meroni.
La ricostruzione parte dal 1976, quando, dopo il terremoto che colpì Riva del Garda, vennero costruite le nuove scuole medie e trovò spazio anche la piscina, grazie a un accordo tra il Comune e l’impresa appaltatrice. «La Meroni ha svolto un onorato servizio», riconosce Matteotti, ricordando però che negli anni l’amministrazione ha dovuto investire risorse consistenti per manutenzioni, adeguamenti impiantistici e costi di gestione.
Da allora, osserva l’ex assessore, si sono susseguite numerose ipotesi: dallo studio di fattibilità del 2004 nell’area Miralago, al concorso di idee del 2014, fino alla proposta della Comunità Alto Garda e Ledro del 2019 per un nuovo centro natatorio sovracomunale e, più recentemente, allo studio sulla cittadella dello sport di Sant’Andrea presentato nel 2024.
Ora, però, «si torna da capo», afferma Matteotti, riferendosi all’ipotesi di ampliare la Meroni con due corsie aggiuntive destinate prevalentemente all’attività agonistica.
«L’ampliamento della piscina Meroni è un errore», sostiene senza mezzi termini. «Oggi è un impianto obsoleto, a fine ciclo sia dal punto di vista impiantistico sia sotto il profilo energetico». Una valutazione che, precisa, condivide con l’ingegner Rigatti, da lui indicato come esperto del settore.
Secondo Matteotti esiste anche un problema progettuale. «Non c’è lo spazio fisico per un ampliamento logico e funzionale: realizzare corsie da 20 metri dedicate all’attività agonistica, dal punto di vista sportivo, non ha senso».
L’ex assessore richiama poi il significato stesso del termine “sovracomunale”. A suo giudizio non basta che un impianto venga utilizzato da tutto il territorio: serve un accordo tra i Comuni per condividere sia i costi di realizzazione sia quelli di gestione. Ricorda inoltre che la Provincia avrebbe già messo a disposizione cinque milioni di euro, derivanti dalla mancata realizzazione del palazzetto dello sport, ribadendo più volte la disponibilità a sostenere economicamente un progetto condiviso dai Comuni dell’Alto Garda.
Se la cittadella dello sport di Sant’Andrea viene definitivamente accantonata, per Matteotti occorre però affrontare un’altra questione: individuare una nuova area attraverso il Piano territoriale della Comunità di Valle, destinata non solo alla piscina ma anche agli altri servizi strategici del territorio.
L’ex assessore rilancia infine una proposta già avanzata in passato: realizzare un nuovo centro acquatico nel compendio Miralago, affacciato sul lago. «Siamo una località turistica con 50 mila residenti che d’estate diventano quasi 100 mila con gli ospiti. Dove dovrebbe sorgere una piscina, se non in fascia lago?», si chiede.
L’idea prevede una struttura moderna, energeticamente efficiente e alimentata dal teleriscaldamento, integrata con il parco pubblico e con gli sport d’acqua, sul modello di realtà come il Parco Lago di Molveno. Una visione che, secondo Matteotti, consentirebbe di trasformare l’area del Miralago in un polo dedicato ai giovani, allo sport e al benessere, anziché continuare a investire su un impianto che considera ormai arrivato al termine del proprio ciclo.
(n.f.)










