“Notti più scure per un futuro più luminoso”: il MUSE all’Expo di Dubai

Redazione13/10/20213min257
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MUSE DUBAI EXPO


In questi giorni il MUSE – Museo delle Scienze di Trento con Massimo Bernardi, ricercatore del Museo, è volato a Dubai per parlare delle connessioni tra inquinamento luminoso e Antropocene nell’ambito delle iniziative sulla sostenibilità di Expo 2020, in programma nel Paese arabo dal 1 ottobre 2021 al 31 marzo 2022.
“Darker night, Brighter Future”. Si intitola così la tavola rotonda alla quale Massimo Bernardi, ricercatore del MUSE, è stato invitato ad intervenire in qualità di esperto dei temi legati all’Antropocene. Il panel, organizzato presso Expo2020 dai padiglioni di Francia e dell’Università degli Emirati Arabi Uniti (UAEU), ha messo in luce l’impatto dell’inquinamento luminoso sul nostro pianeta con l’obiettivo di sensibilizzare sulle varie iniziative e le tecnologie che al giorno d’oggi possono contribuire a un futuro in cui le meraviglie dei cieli notturni possono essere viste di nuovo.
“Se un abitante dello spazio su un altro pianeta vedesse la Terra dal lato assolato non percepirebbe la presenza dell’uomo. Ma al calare della notte, sì. L’inquinamento luminoso è la traccia che marca l’Antropocene, l’epoca dell’impatto umano, anche nello spazio. Questo tema – spiega Bernardi – è particolarmente sentito a Dubai e sarà al centro di varie iniziative. Nell’evento di sabato, promosso dal Science e Innovation Park di Al Ain (EAU), siamo stati invitati per inquadrare il problema dell’inquinamento luminoso quale parte della grande transizione ecosistemica e socioculturale che stiamo attraversando e parlare di come un nuovo modo di intendere e praticare le interazioni tra scienza, tecnologia e società possano aiutare la conservazione della biodiversità”.
Interazioni che saranno al centro dell’Esposizione Universale di Dubai 2020, saltata l’anno scorso a causa della pandemia e riprogrammata nella città degli Emirati Arabi dal 1 ottobre 2021 al 31 marzo 2022. Il tema previsto per quest’edizione, la prima che si svolge in un Paese arabo, è “Connecting Minds, Creating the Future” (collegare le menti, creare il futuro), l’occasione per riflettere sui grandi temi come sostenibilità e accesso alle risorse, che sono anche le sfide che ogni Paese del mondo dovrà affrontare il prima possibile.
Accanto a Massimo Bernardi, nel panel che ha visto il coinvolgimento di esperti provenienti da tutto il mondo (qui maggiori info), anche Michele Menegon, per vent’anni ricercatore della Sezione Biodiversità Tropicale del MUSE e oggi direttore di PAMS Foundation, che ha illustrato il nuovo progetto myplanet, un rivoluzionario strumento tecnologico per il sostengo di progetti di conservazione della biodiversità e degli habitat.

La Busa

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