Memoria e identità a Riva, la Schuetzen Kompanie: “Una stele per ricordare i Kaiserjäger”

A Riva del Garda si riaccende il dibattito sulla memoria storica. Al centro del confronto vi è la proposta del sindaco Cristina Zanoni di uniformare la denominazione del largo e del cippo dedicati alle Foibe, sostituendo le espressioni “caduti” e “martiri” con il termine “vittime”, in coerenza con la legge nazionale del 2004 che parla di “vittime delle foibe”.
Da questa presa di posizione prende spunto la lettera inviataci dal presidente dell’associazione culturale Schuetzen Kompanie am Gardasee, che invita l’Amministrazione ad ampliare lo sguardo sul tema della memoria. «Leggo con curiosità della proposta di sostituire i termini “caduti” e “martiri” con “vittime”», scrive, proponendo però di ricordare anche «i nostri nonni e bisnonni rivani che morirono con la divisa austro-ungarica di Kaiserjäger nel corso della Prima Guerra Mondiale e tutti i civili che combatterono come Standschützen per difendere Riva, l’Alto Garda e Ledro dall’invasione del Regno d’Italia».
I Kaiserjäger erano reparti scelti dell’esercito austro-ungarico, mentre gli Standschützen erano milizie territoriali formate da civili richiamati alle armi allo scoppio della guerra nel 1914. Per i cittadini dell’allora Tirolo meridionale, sudditi dell’Impero, il conflitto iniziò infatti un anno prima dell’ingresso dell’Italia.
L’associazione propone di erigere una stele commemorativa dedicata ai rivani caduti come Kaiserjäger e Standschützen. Tra le possibili collocazioni vengono indicati il Palazzo Pretorio, sede municipale, oppure la Rocca di Riva del Garda, edificio che dal 1850 al 1918 fu anche caserma dell’esercito austro-ungarico.
Nel passaggio finale della lettera si richiama l’identità dei “Welschtiroler”, i tirolesi di lingua italiana, sostenendo la necessità di riscoprire radici e storia locali che, secondo l’associazione, sarebbero state progressivamente dimenticate.
Il primo cittadino ha ricostruito l’iter amministrativo della questione relativa alle Foibe: nel 2000 il Consiglio comunale scelse la dicitura “caduti delle Foibe”, mentre nel 2022 venne collocata una targa con l’espressione “martiri delle Foibe” senza un atto formale. Una doppia denominazione che, secondo Zanoni, genera ambiguità. L’obiettivo dichiarato è avviare un percorso trasparente, coinvolgendo Commissione e Consiglio comunale, per rendere coerenti luogo e iscrizione.
Nel suo intervento il sindaco ha richiamato il valore del ricordo come fondamento di riconciliazione. Oggi Italia, Slovenia e Croazia condividono uno spazio europeo fondato su democrazia e convivenza pacifica. Guardare al passato con maturità, ha sottolineato, significa evitare che odio e vendetta tornino a prevalere, affidando alla memoria una funzione civile rivolta al futuro. «Una scelta che non cancella nulla e non divide nessuno», ha concluso.
Il confronto che si apre a Riva del Garda mette così in dialogo due piani della memoria: da un lato il ricordo delle vittime delle Foibe in chiave di riconciliazione europea; dall’altro la richiesta di riconoscere pubblicamente anche il sacrificio dei rivani che combatterono sotto l’Impero austro-ungarico. Sarà ora il percorso istituzionale annunciato dall’Amministrazione a stabilire se e come queste istanze potranno trovare spazio in una memoria condivisa.










