Il teatro dialettale dei “Sarcaioli” raccontato in libreria

“Uno scampolo di commedia in uno scampolo di teatro”. Potrebbe essere questo il titolo dell’incontro di martedì 3 febbraio alla libreria “Cazzaniga” di Arco quando “I Sarcaioli”, guidati dalla presidente Daria Ricci, sono stati ospiti della rassegna “En dialèt al més”.
Pasqualina Rigatti, moglie di Alberto Maria Betta, l’indimenticabile autore di commedie e poesie dialettali, nonché attore e regista teatrale, ha tracciato per sommi capi la storia della Compagnia teatrale iniziata nel lontano 1991 a Nago, ricordando gli attori di quel periodo quali Elisabetta Dallabona, le sorelle Laura e Rita Perini, lo stesso Alberto Maria Betta, Mario Segantini e Chiara Morandini.
A questo punto la Presidente Daria Ricci, la nipote Elena Egidi e Geja Mora hanno offerto un simpatico siparietto drammatizzando parte della commedia “I segreti nel cór” proprio di Alberto Maria Betta, vincitore di numerosi premi in concorsi importanti.
Andrea Segantini, figlio di Mario, ha raccontato alcuni aneddoti legati alle sue esperienze vissute da giovanissimo insieme al padre, attore quanto mai efficace sul palcoscenico, mentre la giovanissima Elena Egidi, nipote di Daria Ricci, ha spiegato il perché della sua passione per la recitazione condivisa con la madre Cristina e il padre Ettore.
Il pubblico presente ha dialogato con gli ospiti cercando di capire meglio le dinamiche delle rappresentazioni teatrali e nel contempo di conoscere l’attività della Filo che sta portando sui palchi del Trentino “Le tre Marie”, una commedia brillante di Valerio di Piramo.
L’incontro è stato coordinato dal presidente della associazione “G.Floriani” Alessandro Parisi e tra il numeroso pubblico erano presenti per la filo “Ce.Dro” Giuliano Fravezzi, per la “Arcobaleno” Marina Cornella e Andrea Segantini e “I Sarcaioli” con Cristina Lorenzi, Claudia Floriani, Bianca e Liliana Zanoni, Ettore Egidi, Emmanuela Betta, Giusy Armellini, Adriano Boccagni, Giuliano Baroni e Tomaso Benamati.
Una testimonianza viva di come il dialetto trentino continui a restare in auge non solo come memoria del passato, ma come lingua condivisa e pulsante, custodita e rinnovata grazie alla passione delle Filodrammatiche, autentici presìdi culturali capaci di trasformare il teatro in comunità.















