Il ricordo dell’Arcivescovo Gottardi a 20 dalla morte

RedazioneRedazione25/03/20212min287
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È stato ricordato mercoledì 24 marzo, a 20 anni dalla morte, l’arcivescovo di Trento Gottardi per il suo forte impulso di rinnovamento dato alla chiesa trentina dal 1963 al 1967. Un risveglio, quello operato dal presule veneziano in terra trentina, che produsse degli effetti positivi a Sarche: una realtà socio-economica unica in tutto il Trentino, gestita dalla Mensa vescovile. Un’indagine dell’indimenticato Aldo Gorfer, pubblicata sull’Adige (1973), descrive mirabilmente questa realtà. ”Lo status civico di Sarche è paradossale – scriveva il giornalista-. Fuori dal tempo. Pittorescamente posto al confine tra il latifondo ecclesiastico (riferimento alla Mensa vescovile) e il feudo castellano (la proprietà del Castello di Toblino). L’abitato è diviso tra due comuni (Calavino e Lasino); meglio tre, considerando il maso di Limarò nel Lomaso. È costituita dai discendenti dei colonizzatori, venuti dalle valli vicine a dissodare la terra altrui. Perciò riflette l’immagine dei pionieri senza patria e senza casa. La presenza di un unico padrone svuota, per così dire, l’intervento comunale. La presenza di mezzadri e salariati agricoli ha acutizzato, proprio di recente, il problema del rapporto tra la Chiesa trentina e il mondo rurale”. Agli inizia degli anni ’60 l’edificato di Sarche era concentrato nei 4 casoni mensali; questi grandi volumi edilizi in cui erano stipate le famiglie dei mezzadri della Mensa vescovile. Ancora Gorfer: “Vivono ancora nei casoni circa 160 persone: 11 famiglie al Cason Nòf (il casone bruciato nel 1974)- 5 al Cason Ros – 7 al Cason al Convènt – 4 al Cason Negro”. Da qui con gradualità l’intervento del vescovo Gottardi, che permise di migliorare la situazione esistente con la lottizzazione edilizia lungo la statale Gardesana alle spalle dell’Albergo Ideal: un’iniziativa privata provvidenziale per il trasferimento di alcune famiglie (sicuramente le più intraprendenti e combattive) dal “Cason Nòf”, bruciato il 24 marzo 1974 (strana coincidenza 27 anni più tardi con la morte del vescovo). E qualche anziano di Sarche ricorda ancora questi momenti.
MARIANO BOSETTI

La Busa

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