Il paracadutista USA che cadde sulla “morèra” e il “Bepi calièr”

Vittorio Colombo22/03/20265min
Bepi Calier e Usa- Copia - Copia


 

“Quel che è vegnù zó sula morèra” (pianta di gelso) e “el Bepi calièr de Nac”: il primo si chiamava Gerard Schmidt ed era un aviere americano, l’altro protagonista di questa storia era allora un bimbo di 12 anni. Si chiamava Giuseppe Bertoldi e, da grande, sarebbe diventato il ciabattino più famoso della Busa, da tutti conosciuto come “el Bepi calièr”, da poco scomparso all’età di 93 anni.
Quel 5 novembre del 1944 era domenica. Apparve nei cieli una squadriglia di 19 B-26 Marauder. Tre furono abbattuti da caccia nemici. L’aereo, comandato da James Logsdon, colpito virò verso ovest in direzione del Garda. Si lanciarono con il paracadute il tenente Schmidt, il sergente Drevas, il sergente De Luca e il tenente Logsdon. Mentre il Marauder si schiantava in località “Porta del’ors” ad 800 metri di quota, i quattro paracadutisti toccarono terra in tre luoghi differenti. Solo Logsdon e De Luca atterrarono nello stesso luogo, nei pressi di Dosso Casina. Il ricordo più vivo a Nago è quello del tenente Schmidt, che atterrò poco fuori dall’abitato, in località San Giuseppe. Molti accorsero e lo videro impigliato nei rami di un gelso. Giuseppe Bertoldi, all’epoca dodicenne che si trovava a pascolare le capre con il fratello Virgilio in località Segróm, vide tutta la battaglia aerea e il bombardiere che precipitava. Giuseppe raccontò a Giovanni Berti per la “Giurisdizione di Pénede” (su ricerca di Odorico Tonello): “La mia attenzione fu attirata da un paracadute che stava scendendo dal cielo verso la campagna sottostante. Corsi così verso il “Dos tond” di Segróm, seguendo con gli occhi mentre andava ad impigliarsi in un gelso vicino al capitello di San Giuseppe. Catturato dai Tedeschi, fu portato alla Colonia Pavese di Torbole, sede dell’ospedale.

 

Nel 2012, il 23 settembre, Gerard Schmidt di 89 anni ritornò a Nago con la famiglia grazie all’iniziativa dell’Associazione Benach. Con la comitiva c’era anche Jim, il figlio di Logsdon. Gerard alloggiò all’albergo Giardino della signora Groff. Vennero accolti da alcuni Naghesi, su tutti Bruno Brighenti e Giuseppe “Bacóm” Bertoldi. Si raccolsero le testimonianze di Pia Giuliani (classe 1925) e di Maria Perugini (1927). Giuseppe Bertoldi volle ripercorrere gli avvenimenti sui luoghi che ne furono teatro. Con la sua caratteristica mimica Giuseppe indicò a Gerard il punto esatto in cui prese terra (il preciso istante è documentato nella foto) e a Jim Logsdon il punto dove incontrò suo padre che scendeva dal Baldo in cerca di cibo e di un rifugio. Bertoldi ricordò che verso la depressione di Daine vide un uomo (era il sergente Drevas) che nascondeva un paracadute e scendeva verso Torbole. Pietro Benolli con quel paracadute fece dei vestiti per la famiglia. Nel pomeriggio Bertoldi andò con Sergio Mazzoldi (futuro padre missionario) e Gianni Segrer verso la zona della Groff sul Baldo. Dai Naghesi Smith è sempre stato ricordato come “quel che è vegnù zó sula morèra” per distinguerlo dagli altri due, “quei che i è nai en canonica”, e che erano il Logsdon e il de Luca. I tre Naghesi furono avvicinati da due persone, una mostrò una croce, un particolare che rimase impresso anche ad Adolfo Mazzoldi (classe 1921). Furono accompagnati in canonica seguiti da tanta gente. Il parroco, don Degasperi, li curò e li rifocillò, poi furono portati via dai Tedeschi”. Nel 2020, in occasione della commemorazione, curata dall’Associazione Benach, a un figlio dei paracadutisti che era con la delegazione americana il Bertoldi consegnò il libretto (lo stemma) del paracadute del padre, che egli aveva conservato nel suo laboratorio, dove accanto a una montagna di scarpe erano stati mantenuti vivi dal “Bepi calièr” i ricordi “de quel che era vegnù zó sulla morèra” e molte altre storie memorabili.
Vittorio Colombo