Ex Quisisana, la nuova casa per biblioteca e archivio storico di Arco

Il punto di partenza è una constatazione ormai difficilmente contestabile: la biblioteca civica “Bruno Emmert” non ha più spazi adeguati. Lo certificano gli atti ufficiali e una relazione del direttore: «La biblioteca oggi, a Palazzo dei Panni, occupa circa il 30 per cento degli spazi previsti dagli standard provinciali. Sta utilizzando un piano intero del palazzo, ma non basta», spiega Massimiliano Floriani, assessore alla cultura della giunta guidata dalla sindaca Arianna Fiorio, parlando con la redazione de La Busa online. Da qui la necessità di avviare un iter concreto per trovare una nuova sede.
L’ex Quisisana si è rivelata la soluzione migliore, sia per dimensioni sia per posizione. «Guardiamo a esempi virtuosi – spiega l’assessore – come Pergine Valsugana, dove la nuova biblioteca è stata realizzata accanto al teatro». L’obiettivo non è solo funzionale, ma anche urbanistico e culturale: «La nostra volontà è dare dignità a quell’area e soprattutto salvare un edificio storico». Un impegno nero su bianco anche nel Dup: a bilancio, per il 2026, sono stati inseriti 80 mila euro per il progetto di fattibilità, indispensabile per stimare costi e modalità di recupero. Il progetto guarda oltre la biblioteca: all’ex Quisisana troverà spazio anche il nuovo archivio storico, oggi collocato a Palazzo Giuliani Marcabruni. «Sarà un unico centro artistico e libraio del Comune di Arco», sintetizza Floriani. In altre parole, il nuovo polo culturale della città.
Teatro ipogeo e parcheggi: “Un falso problema”
Accanto al tema della biblioteca, il dibattito cittadino si è concentrato sul nuovo teatro ipogeo e sulla presunta mancanza di parcheggi dedicati. Una questione che, per Floriani, è posta in termini sbagliati: «È un falso problema». L’assessore richiama esempi noti: «Il Teatro Sociale di Trento dov’è? In pieno centro. E la gente parcheggia a San Severino. Il Teatro alla Scala? Un teatro non ha bisogno di un parcheggio dedicato». Da qui la critica a quella che definisce una visione dogmatica: «Pensare a un parcheggio interrato davanti al Casinò di Arco a servizio del teatro è assolutamente fuorviante». Anche perché, ricorda, «a 400 metri ci sono 200 parcheggi liberi dell’ospedale civile: a meno di 5 minuti a piedi! E alla stessa distanza altri 110 stalli al Foro Boario». Il teatro, in questa visione, non è un edificio isolato ma parte di un sistema urbano più ampio, che richiede abitudini diverse e una fruizione consapevole del centro storico.
Una strategia di utilizzo degli edifici dismessi per i prossimi vent’anni
Il teatro e l’ex Quisisana si inseriscono in una pianificazione più ampia. «Io e la sindaca Arianna Fiorio abbiamo portato in maggioranza un piano su cosa fare degli edifici dismessi nei prossimi vent’anni», spiega Floriani. Sei i grandi volumi individuati come strategici: la stazione delle autocorriere, il Quisisana, Villa Elena, il Casinò di Bersaglio di Prabi, l’ex scuola di Vigne e l’ex oratorio. «L’amministrazione ha le idee chiare – afferma – e a tempo debito le faremo conoscere alla cittadinanza».
Palazzo dei Panni, nuovi spazi per l’arte di Segantini e per la contemporanea
Lo spostamento della biblioteca aprirà nuove possibilità anche per Palazzo dei Panni.
«Il piano oggi occupato dalla biblioteca verrà svuotato», anticipa l’assessore, e l’idea è quella di ampliare gli spazi della Galleria Civica, portando le opere ai piani superiori. Il piano terra potrebbe diventare un’estensione della galleria, risolvendo una carenza storica: quella dei magazzini. Ma non solo. «Pensiamo anche a spazi autonomi, scollegati dalla Galleria Segantini, gestiti direttamente dall’assessorato, dedicati a mostre temporanee di artisti». Un modello simile a quello della Galleria Craffonara di Riva del Garda. «Ad Arco – osserva Floriani – una cosa del genere oggi non esiste, se non nel piccolo spazio di Casa Collini».
Il teatro verso il traguardo: “Serve ancora un anno”
Sul fronte del teatro, i lavori edili sono ormai in fase conclusiva. «Abbiamo chiuso con la ditta edile – spiega Floriani – con una variazione di bilancio da circa 450 mila euro, dopo tutti gli accordi bonari». Ora si apre la fase più delicata: quella degli arredi, suddivisa in tre ambiti. Piccole opere edili residue, attrezzature tecnico-audio del palco e arredi veri e propri. L’amministrazione è in contatto con il progettista, architetto Alberto Cecchetto, che sta seguendo l’ultima fase. «Siamo a buon punto – rassicura l’assessore – stanno arrivando i materiali che stiamo valutando prima dell’approvazione del progetto finale». L’obiettivo è chiudere questa fase in primavera, per poi bandire le gare. Le tempistiche restano prudenti: «Se siamo bravi, tenendo conto delle gare e dei lavori, potremo aprirlo il prossimo inverno. Serve ancora circa un anno di lavoro».
Una cultura come infrastruttura della città
Dalle parole dell’assessore Floriani emerge una concezione della cultura non come evento isolato, ma come infrastruttura urbana, capace di rigenerare edifici, creare servizi e ridisegnare l’identità della città. Biblioteca, teatro, archivi e spazi espositivi diventano così tasselli di una stessa strategia, che guarda al futuro senza perdere il legame con la storia di Arco.
Nicola Filippi










