Code, polvere e gas di scarico: 113 firme per cambiare viabilità sul ponte di Arco

Redazione08/09/20265min
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Centotredici firme non raccontano soltanto una protesta. Dietro quei nomi ci sono negozi invasi dalla polvere, finestre che restano chiuse, automobilisti esasperati dalle code, manovre pericolose e cittadini che chiedono di sapere quanto durerà ancora questa situazione. La petizione sulla viabilità del ponte di Arco è stata consegnata l’8 settembre alle ore 11 all’ufficio protocollo del Comune, sostenuta da Fucina Comune e Casa Autonomia.
Al centro della mobilitazione ci sono i lavori sul ponte e soprattutto la gestione del senso unico alternato regolato dal semaforo. Nessuno, precisano i promotori, mette in discussione la necessità dell’intervento. A essere contestate sono invece le conseguenze quotidiane dell’attuale assetto e, soprattutto, l’incertezza sul futuro: il semaforo resterà anche a cantiere concluso?
«I lavori sono necessari e ne comprendiamo l’importanza – spiega Barbara Zanoni, coordinatrice di Fucina Comune – ma chiediamo che la loro gestione tenga conto delle conseguenze sulla vita quotidiana delle persone».

 


 

Ed è proprio dalla strada che arrivano le testimonianze più pesanti.
Mirta Angelini, titolare del negozio Mirta Shop, racconta di polvere e sporco che si accumulano davanti all’attività e finiscono anche all’interno del negozio, con conseguenze sulla merce. Ma segnala soprattutto automobilisti che, nel tentativo di sottrarsi alle code, effettuerebbero inversioni e manovre considerate pericolose. Angelini riferisce inoltre di aver assistito a un episodio particolarmente delicato: un’ambulanza sarebbe rimasta ferma per alcuni minuti al semaforo, senza riuscire ad attraversare il ponte mentre il traffico procedeva nella direzione opposta.
Franca Calzà, residente in via della Cinta, porta invece il problema dentro le abitazioni: polvere e sporco, racconta, costringerebbero la famiglia a tenere le finestre chiuse. Da qui la richiesta di verificare anche gli effetti sulla qualità dell’aria e sulla salute di chi vive nelle immediate vicinanze.
Sono queste segnalazioni ad aver alimentato, nelle ultime settimane, una raccolta firme nata dal basso e poi sostenuta politicamente.

Le richieste: più cantiere e dati pubblici
La petizione non chiede soltanto di modificare il traffico. Domanda di accelerare i lavori, rafforzando il cantiere durante il giorno e valutando attività anche nelle ore notturne; di pubblicare analisi tecniche e dati sui flussi; di monitorare la qualità dell’aria e di sperimentare configurazioni alternative.
Tra queste viene richiamata l’ipotesi del senso unico, che secondo i promotori sarebbe coerente con gli indirizzi del PUMS.
Su questo insiste anche Guido Trebo, ex assessore comunale, intervenuto su invito dei promotori: «Occorre chiarire quali valutazioni tecniche abbiano portato a scartare una configurazione a senso unico durante il cantiere. E soprattutto bisogna spiegare cosa succederà dopo: il semaforo è temporaneo o resterà stabilmente?».
Trebo richiama anche un tema politico più generale: «Quando cittadini e attività economiche segnalano un problema concreto, la politica ha il dovere di prenderlo sul serio».
Alla critica si aggiunge Michele Mancabelli, candidato alle ultime comunali con Casa Autonomia, che contesta quello che considera un insufficiente confronto preventivo con residenti e operatori. Anna Lucchini, candidata e promotrice di Fucina Comune, richiama invece la necessità di mantenere le scelte sulla mobilità coerenti con il PUMS e con l’ascolto dei cittadini.
Barbara Zanoni spiega anche il basso profilo mantenuto nelle ultime settimane da Fucina Comune, legandolo al lutto che ha colpito il gruppo con la scomparsa di Cristiano: «C’è un momento per tutto nella vita. Abbiamo permesso che il silenzio parlasse per noi».
E la domanda passa direttamente all’amministrazione Fiorio: rivedere la gestione del cantiere, spiegare le scelte tecniche e, soprattutto, dire con chiarezza quale futuro attende il ponte di Arco quando i lavori saranno terminati.

(n.f.)