Ciclovia nella Riserva Val Gola, Ambientalisti all’attacco: “Fermatevi”

Redazione26/02/20265min
valgola

 

La Ciclovia del Garda, uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi e discussi dell’area gardesana, fa ancora discutere e perdere sonno a una parte della società. A sollevare nuove preoccupazioni è il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda, che ha lanciato un duro grido d’allarme in merito agli interventi previsti in prossimità della Riserva locale Val Gola, nel territorio tra Riva del Garda e Limone.
Il tema non è nuovo, ma assume ora contorni più concreti e simbolici: secondo quanto denunciato dalle associazioni, il cartello che segnalava l’area protetta risulta divelto e a terra, conseguenza degli sbancamenti legati alla realizzazione del tratto di ciclovia a sbalzo.
Un’immagine che, al di là dell’episodio materiale, diventa emblematica di un conflitto più ampio tra sviluppo turistico, mobilità sostenibile e tutela ambientale.

 

 

Val Gola, un tratto di biodiversità rara
La Val Gola non è un’area qualsiasi. Inserita nel Parco Fluviale della Sarca, rappresenta uno dei pochi lembi di naturalità intatta lungo la sponda occidentale del Garda trentino.
Si tratta di una Riserva locale di dimensioni contenute, ma di grande valore ecologico. L’area, estesa per circa cinquecento metri, custodisce uno dei rari tratti di spiaggia naturale sopravvissuti in un contesto fortemente antropizzato.
Le regole che disciplinano la riserva sono particolarmente restrittive:
– accesso consentito solo ai soggetti autorizzati
– approdo vietato
– tutela integrale dell’habitat lacustre
L’obiettivo è preservare un ambiente indisturbato, fondamentale per la riproduzione di specie ittiche come alborelle e cavedani e per la conservazione di un ecosistema fragile, fatto di vegetazione mediterranea, microfauna e avifauna.

La denuncia delle associazioni ambientaliste
Il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda non usa toni sfumati. Nella dichiarazione pubblica emerge una critica netta all’impatto dei lavori: «Quando i progetti vengono approvati i cantieri partono e non guardano in faccia nessuno. Neanche le aree protette».
Il cuore della contestazione riguarda la trasformazione fisica del paesaggio.
Le opere a sbalzo, che prevedono ancoraggi nella roccia e strutture in metallo e cemento, vengono percepite come una potenziale alterazione irreversibile dell’equilibrio naturale. «Per vedere un panorama mozzafiato da una passerella a sbalzo trafiggeremo le rocce e altereremo il paesaggio».
Non si tratta solo di una questione estetica, ma ecologica: disturbo acustico, modifiche morfologiche, incremento del flusso umano e possibile compromissione degli habitat.

 

 

Una domanda che pesa: “Potrà ancora chiamarsi Riserva?”
Tra i passaggi più significativi della presa di posizione c’è un interrogativo che racchiude l’essenza del dibattito: «Anche se quel cartello verrà rimesso in piedi alla fine dei lavori, quel posto non sarà più lo stesso. Potrà ancora chiamarsi Riserva?»
È una riflessione che intercetta un tema cruciale per molti territori turistici: fino a che punto un’infrastruttura pensata per la mobilità dolce può conciliarsi con la tutela integrale di un’area protetta?
La Ciclovia del Garda nasce infatti con finalità legate alla sostenibilità, alla fruizione lenta del paesaggio e alla riduzione del traffico veicolare. Tuttavia, proprio la sua attrattività rischia di generare nuove pressioni ambientali.

Il nodo irrisolto tra valorizzazione e conservazione
Il Lago di Garda vive da anni un delicato equilibrio tra conservazione e sviluppo. Ogni intervento infrastrutturale si inserisce in un contesto ad altissima sensibilità paesaggistica, dove anche modifiche puntuali possono produrre effetti rilevanti.
Da un lato, la ciclovia viene vista come un’opportunità strategica per turismo sostenibile, interconnessione territoriale e sicurezza della mobilità ciclabile.
Dall’altro, le associazioni ambientaliste temono che alcune scelte progettuali possano compromettere proprio quegli elementi naturali che rendono unico il territorio.

Il valore simbolico di un cartello a terra
Il cartello della Riserva Val Gola divelto assume così un significato che va oltre il singolo episodio. Diventa metafora visiva di una tensione che attraversa l’intero progetto della ciclovia: chi tutela cosa, e a quale prezzo?
Il messaggio finale del Coordinamento è diretto, quasi accorato: «FERMATEVI
Uno slogan che non chiude il dibattito, ma lo rilancia. Perché il futuro del Garda, come spesso accade nei territori di pregio, si gioca sul sottile confine tra accessibilità, valorizzazione e protezione. (n.f.)