Ciclovia, il governatore Fugatti tira dritto: «Nessuno stop, da Riva a Limone entro il 2030»

Redazione22/10/20265min
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Nessun passo indietro, nessuna sospensione dei cantieri e nessuna alternativa via lago. La Ciclovia del Garda si farà, almeno lungo la sponda occidentale trentina, con l’obiettivo di completare il collegamento tra Riva e Limone entro il 2030. Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti mette un punto fermo su una delle opere più discusse degli ultimi anni, rispondendo a un’interrogazione della consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra Lucia Coppola. E rilancia anche sui social: «La Ciclovia del Garda non è un capriccio, ma un’opera infrastrutturale strategica per tutto il nostro territorio».

 



 

Una presa di posizione netta, destinata a riaccendere il confronto tra chi considera l’infrastruttura un investimento fondamentale per la mobilità sostenibile e chi continua a sollevare interrogativi sui costi, sulla fragilità delle pareti rocciose e sull’impatto ambientale dei cantieri.
La storia della Ciclovia parte da lontano. Era il 9 agosto 2017 quando Stato, Provincia di Trento, Lombardia e Veneto sottoscrissero il protocollo d’intesa per realizzare Garda by Bike: un anello di circa 140 chilometri attorno al lago, destinato a collegare 19 Comuni rivieraschi. Un progetto ambizioso, pensato per unire turismo, mobilità quotidiana e sicurezza stradale.
Nel 2018 arrivò l’inaugurazione della spettacolare passerella a sbalzo di Limone, diventata rapidamente un’attrazione turistica internazionale. Da allora, però, il completamento dell’anello si è rivelato assai più complicato del previsto, soprattutto lungo le pareti rocciose della Gardesana Occidentale, dove la realizzazione dei tracciati ha richiesto interventi complessi e costosi.
È proprio su questo fronte che si concentra la risposta di Fugatti. Il governatore trentino respinge la proposta di integrare o sostituire alcuni collegamenti con il trasporto delle biciclette sui battelli, sostenendo che una simile soluzione comporterebbe interruzioni e perdite di tempo per i ciclisti.
Il presidente della Provincia di Trento richiama soprattutto la situazione al confine con Limone, dove la ciclabile esistente termina sulla Gardesana, in prossimità del Monumento ai Caduti, in un punto stretto e vicino all’uscita di una galleria. Una condizione che, secondo la Provincia, espone a rischi migliaia di ciclisti, comprese famiglie con bambini. «Non si ritiene possibile delocalizzare, almeno per il tratto ovest, il tracciato in altra posizione e/o pensare, per questo tratto, alla via alternativa su battello», precisa Fugatti.
Niente sospensione nemmeno per i tratti ancora da appaltare. Si tratta, spiega, di collegamenti brevi ma indispensabili: rinunciarvi significherebbe obbligare pedoni e ciclisti a percorrere circa un chilometro e mezzo su strada oppure utilizzare un battello.
Secondo il presidente, gli approfondimenti tecnici hanno inoltre individuato interventi per mitigare il rischio idrogeologico, con benefici anche per la sicurezza della statale 45 bis.
Restano, tuttavia, le preoccupazioni degli ambientalisti e di una parte del mondo politico, che chiedono maggiore attenzione alla stabilità dei versanti, all’impatto paesaggistico e alla sostenibilità economica dell’intervento. Per i critici, il trasporto via acqua potrebbe rappresentare una soluzione meno invasiva nei punti più delicati.
Il presidente Fugatti conferma e ribadisce – nero su bianco – invece la propria visione: «Togliere ciclisti e pedoni dalla carreggiata della Gardesana non è un lusso, ma una necessità fondamentale». E richiama anche le opportunità di destagionalizzazione turistica e sviluppo economico.
La data indicata dalla Provincia è il 2030, quando dovrebbe essere completato funzionalmente il tratto occidentale trentino. Sul versante orientale, invece, il percorso verso il completamento rimane più incerto.
La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Perché se la Provincia conferma la volontà di procedere, resta aperta una domanda destinata ad accompagnare ancora a lungo la Ciclovia: come conciliare la promessa di una mobilità più sicura e sostenibile con la tutela di uno dei paesaggi più preziosi del Garda?
(n.f.)