Chico Forti, Mauro Ottobre ricorda la sua battaglia

Cinque anni di battaglie parlamentari, viaggi negli Stati Uniti, incontri dietro le sbarre di un carcere della Florida e un obiettivo che, secondo lui, avrebbe dovuto essere raggiunto molto prima: riportare Chico Forti in Italia. Mauro Ottobre, cittadino arcense, già deputato della Repubblica e oggi consigliere comunale d’opposizione per Arco Dinamica, torna a parlare della vicenda giudiziaria del trentino condannato all’ergastolo negli Stati Uniti. Lo fa attraverso una riflessione pubblicata sui social, rivendicando l’impegno personale e politico portato avanti durante il mandato parlamentare e commentando gli ultimi sviluppi della vicenda.
«Per cinque anni, durante il mio mandato di Deputato della Repubblica, mi sono occupato della vicenda di Chico Forti. Sono stato l’unico Parlamentare ad andare a trovarlo con continuità, sempre accompagnato dai Consoli italiani di Miami», racconta Ottobre, che rivendica il ruolo svolto tra il 2013 e il 2018.
Un impegno che trova riscontro anche negli atti della Camera. Nel giugno 2014, dopo una visita al carcere americano, Ottobre intervenne in Parlamento chiedendo ai colleghi di sostenere le iniziative a favore di Forti. Nel settembre dello stesso anno fu discussa una mozione a sua prima firma, sottoscritta da parlamentari di diversi schieramenti, per sollecitare l’intervento diplomatico del Governo italiano.
Una battaglia che attraversò maggioranze e opposizioni, coinvolgendo esponenti politici, rappresentanti diplomatici, familiari e il comitato impegnato da anni a sostenere Forti.
La storia giudiziaria risale al 1998, quando a Miami venne ucciso Dale Pike, figlio di un imprenditore australiano. Nel 2000 Forti fu condannato all’ergastolo dalla giustizia americana per quell’omicidio. Una sentenza che l’ex produttore televisivo e campione di windsurf che frequentava Torbole ha sempre contestato, proclamandosi innocente.
Per oltre venticinque anni la sua vicenda ha alimentato iniziative pubbliche e diplomatiche, fino al trasferimento in Italia, avvenuto il 18 maggio 2024 grazie all’accordo raggiunto tra le autorità italiane e statunitensi durante il Governo Meloni.
Per Ottobre, tuttavia, quel risultato sarebbe potuto arrivare molto prima. «Se fosse dipeso da me, il suo trasferimento in un carcere italiano sarebbe avvenuto già 10 anni fa, in applicazione della Convenzione di Strasburgo», afferma l’ex parlamentare, richiamando l’accordo internazionale che disciplina il trasferimento delle persone condannate tra Stati aderenti. Una procedura che, va precisato, richiede il consenso delle autorità competenti e non costituisce un diritto automatico al rimpatrio.
Ottobre ricorda anche la posizione assunta da Forti nei confronti dei rapporti tra Italia e Stati Uniti: «Chico è rimasto legato a un’idea di Italia che non si piega alle potenze straniere, l’Italia di Craxi». E critica quella che considera una mancanza di reciprocità nelle relazioni diplomatiche, sostenendo che in passato l’Italia abbia concesso provvedimenti di clemenza a cittadini americani senza ottenere analoghe contropartite. «Io ho sempre creduto nella sua innocenza. Ma anche per chi non la pensa così, resta un principio di diritto», ribadisce Ottobre, tornando sul tema della possibilità di scontare la pena nel Paese d’origine.
Oggi la situazione di Forti è profondamente cambiata, ma il suo percorso giudiziario non è concluso. Il 21 settembre scorso il Tribunale di sorveglianza di Venezia gli ha concesso la semilibertà: può trascorrere le giornate fuori dal carcere di Montorio, a Verona, con l’obbligo di rientrare la sera. Già dal dicembre 2025 svolge attività presso un’azienda agricola veronese.
La semilibertà non coincide con la libertà condizionale, sulla quale è prevista una nuova udienza il 24 febbraio 2027. L’ex deputato conclude con un giudizio severo, richiamando anche il diverso trattamento riservato, a suo avviso, ad alcuni condannati per gravi reati di mafia: «Oggi Chico non è un uomo libero. […] Non è giustizia».
Parole che riaprono una vicenda segnata da oltre un quarto di secolo di controversie giudiziarie, iniziative diplomatiche e mobilitazione pubblica. E che, per Mauro Ottobre, rappresenta anche una pagina importante della propria esperienza parlamentare, quando la battaglia per riportare Chico Forti in Italia era ancora lontana dal traguardo. (n.f.)










