Carnevale di Arco tra festa, satira e… polemiche

Redazione20/01/20265min
_DSC5376 MARIO MATTEOTTI PRESENTAZIONE LIBRO ARCO

 

Centocinquant’anni di Carnevale non sono soltanto una celebrazione della tradizione, ma anche un banco di prova per il rapporto tra comunità, politica e libertà di espressione. Ad Arco, dove il 150° Carnevale si svolgerà nei giorni 7 e 8 febbraio e 13, 14 e 15 febbraio, la festa più amata della città si prepara a un’edizione storica, segnata però da un acceso dibattito attorno al ritorno di ArcoRida, la serata satirica che per vent’anni ha fatto ridere – e talvolta riflettere – il pubblico del Casinò.
Ad accendere la miccia è stato l’annuncio di Mario Matteotti, anima storica della manifestazione, deciso a riportare in auge ArcoRida dopo dieci anni di stop. Una serata che, nelle intenzioni, dovrebbe alternare filmati storici, cabaret e satira sulla politica arcense: quella attuale, ma anche quella del passato recente. Un’idea che ha subito trovato ampia risonanza, arrivando fino agli ex amministratori citati in modo informale e ironico.

 

Le reazioni non si sono fatte attendere. In particolare l’ex assessore alla cultura Guido Trebo ha espresso pubblicamente il proprio dissenso, parlando del rischio di superare il confine tra satira e attacco personale: «Quando la satira colpisce le scelte politiche è legittima, quando prende di mira una persona con accanimento non è più Carnevale: è bullismo». Parole che hanno alimentato un dibattito acceso sui social e che, secondo l’organizzatore, si sono tradotte anche in minacce di querele e diffide.
Una polemica che, per molti, appare anticipata e sproporzionata, considerando che il programma dettagliato della serata non è ancora stato definito. A sottolinearlo è stato anche Mauro Ottobre, ex candidato sindaco, indicato tra i possibili bersagli della satira ma schierato apertamente a difesa di ArcoRida: «La satira e la critica sono il sale della democrazia. Non dovrebbero essere temute, ma accolte come occasione di confronto e crescita».
All’indomani della pubblicazione degli articoli di giornale, è stato lo stesso Mario Matteotti a intervenire nuovamente, questa volta con un messaggio diretto, in dialetto, che chiarisce il senso profondo dell’iniziativa e della tradizione carnevalesca arcense. Citando il giornalista de l’Adige Davide Pivetti, “che firma l’articol, l’hà centrà ‘l problema”, Matteotti richiama un principio antico: “Semel in anno licet insanire”, una volta all’anno è lecito impazzire. «Questo l’è ’l Carneval anca de Arco – scrive – ne sem orgogliosi de farne parte. El rest l’è “peti per la tòs”». E poi, con la provocazione tipica del linguaggio carnevalesco, aggiunge: «Se no sé d’accordo, se ve sentì offesi, taiè via la parte offesa e deghela al gàt. Amen».
Parole che, al di là del tono colorito, ribadiscono un concetto chiave: il Carnevale come spazio sospeso, dove per tradizione si rovesciano i ruoli, si esasperano i tratti e si accetta, almeno per un momento, di essere messi in discussione. Una licenza collettiva, non un regolamento di conti.
Intanto la città si prepara a festeggiare.

 

 

Il programma del 150° Carnevale di Arco prevede spettacoli diffusi nelle piazze attorno alla Collegiata nelle giornate del 7 e 8 febbraio, con musica e intrattenimento per grandi e piccoli: dal Bimbobell Carneval Show al Katastrofic Circus, dalle Arlecchinate ai concerti di Pausa Merlot e Malumida Cover Band, fino a Circus Carnival e Trillj la fata dei fiori. Il giovedì grasso sarà celebrato con una torta di compleanno alla Fondazione, mentre la torta dei 150 anni verrà distribuita domenica 15 febbraio sulla veranda del Casinò, grazie alla collaborazione di Oratorio, scout, alpini e associazioni locali.
Il momento più atteso resta però “ArcoRida – Tutto quanto fa spettacolo”, in programma venerdì 13 febbraio alle 21 al Casinò, con ospiti d’onore Lucio Gardin e Karen Vardanian, numeri di magia e cabaret comico. Una serata che, dopo le polemiche, sarà osservata speciale da tutta la comunità.
Tra celebrazione e tensioni, il Carnevale di Arco si conferma così non solo come festa popolare, ma come specchio della città e delle sue dinamiche. A 150 anni dalla nascita, continua a far ridere, discutere e, soprattutto, a ricordare che – almeno una volta all’anno – anche prendersi un po’ meno sul serio può essere un esercizio di libertà.

(n.f.)