Arco, svastica all’Oratorio: i responsabili chiedono scusa, il caso è chiuso

Si chiude con delle scuse e un confronto educativo il caso della svastica realizzata nei giorni scorsi al parco giochi dell’Oratorio San Gabriele di Arco. Gli autori del gesto si sono presentati spontaneamente nel pomeriggio di mercoledì 4 marzo ieri alla sede dell’associazione Noi Oratorio Arco, rispondendo all’appello lanciato nei giorni scorsi dal direttivo.
Il simbolo nazista era stato segnalato domenica da una famiglia che si trovava all’oratorio per trascorrere qualche ora al parco giochi. La svastica era stata composta utilizzando i sassi colorati dai bambini durante le attività estive dell’oratorio, un gesto che aveva suscitato sorpresa e preoccupazione tra i frequentatori della struttura.
Il direttivo dell’associazione, ribadendo il ruolo educativo e sociale dell’oratorio come luogo di incontro e crescita per bambini, giovani e famiglie, aveva invitato pubblicamente gli autori del gesto a farsi avanti e ad assumersi la responsabilità dell’accaduto. Un appello che non è rimasto senza risposta anche perché, in caso contrario, sarebbe scattata una denuncia supportata dalle immagini
A incontrare i responsabili è stato Franco Righi, presidente dell’associazione Noi Oratorio Arco. «Abbiamo deciso di tutelare l’anonimato di queste persone – ha spiegato intervistato dalla stampa locale – perché si sono presentate spontaneamente e hanno dimostrato di essere sinceramente dispiaciute per quanto accaduto».
Durante l’incontro si è svolta una conversazione definita «importante ed educativa», centrata sul rispetto dei luoghi e sul valore simbolico degli spazi comunitari come l’oratorio. «Come associazione consideriamo chiusa la questione – ha aggiunto Righi – e ci auguriamo che non si verifichino più gesti simili in futuro».
Ovviamente non è possibile divulgare i nomi dei responsabili, ma l’intenzione è anche quella di privilegiare un percorso educativo piuttosto che una esposizione pubblica. Secondo il direttivo dell’associazione, tutelare l’anonimato permette infatti a chi ha sbagliato di comprendere la gravità del gesto e imparare dall’errore senza essere etichettato in modo permanente.
Il messaggio che l’associazione vuole ribadire è chiaro: l’Oratorio è uno spazio aperto a tutti, fondato sui valori del rispetto, dell’inclusione e della convivenza. «Ci teniamo che passi l’idea che l’oratorio è la casa di tutti e che tutti devono contribuire a custodirla», ha concluso il presidente.
L’episodio, pur breve, ha riacceso l’attenzione sull’importanza del ruolo educativo delle realtà associative e degli spazi di aggregazione del territorio, chiamati ogni giorno a promuovere valori di rispetto e responsabilità tra le nuove generazioni.










