Arco, Piantoni torna sui sentieri dopo le polemiche: “Serve equilibrio, non è ideologia”

Dopo le reazioni seguite all’intervento sullo stato dei sentieri dell’Alto Garda, il vicesindaco di Arco, Marco Piantoni, torna sul tema con un nuovo messaggio pubblico.
Un chiarimento che arriva a poche ore dall’articolo in cui lo stesso Piantoni aveva segnalato criticità diffuse sulla rete sentieristica, nonostante il recente riconoscimento internazionale “Gold” per la mountain bike.
Il contesto: premio internazionale e criticità
Nel precedente intervento, il vicesindaco arcense aveva evidenziato una situazione contrastante. Da un lato, il prestigioso riconoscimento assegnato all’Alto Garda come destinazione d’eccellenza per la mtb. Dall’altro, problemi concreti: sentieri deteriorati, manutenzione insufficiente e tratti considerati pericolosi, soprattutto nella rete minore.
Un’analisi che ha acceso il dibattito, in particolare tra appassionati e frequentatori dei percorsi.
Il nuovo intervento: “Tema reale, non opinabile”
Nel messaggio pubblicato sui social, Piantoni ribadisce la necessità di affrontare il tema senza minimizzazioni.
«Parlare dello stato dei nostri selciati è doveroso. Sono parte della nostra storia e rappresentano un patrimonio della comunità che va tutelato».
Poi la risposta diretta alle critiche: «Sostenere che le mountain bike non abbiano alcun impatto sui sentieri oggi non è più credibile».
Un passaggio netto, che richiama anche le posizioni di diverse associazioni di settore, sempre più orientate verso una gestione regolata dei percorsi.
Regole e convivenza
Altro punto centrale riguarda l’uso dei sentieri.
«I sentieri sono un bene pubblico», sottolinea Piantoni. «E proprio per questo esistono regole che servono a garantire sicurezza, convivenza e tutela del territorio».
Un richiamo rivolto a chi, nel dibattito, ha rivendicato un utilizzo senza limiti dei tracciati.
Nessuna contrapposizione ideologica
Il vicesindaco respinge anche le letture più polarizzate.
«Vado in mountain bike da circa quarant’anni e continuo a praticarla con passione». Una precisazione che serve a chiarire il punto: non una posizione contro la mtb, ma una richiesta di maggiore responsabilità.
La proposta: equilibrio nella gestione
Il nodo resta quello già indicato nel primo intervento: trovare un equilibrio tra fruizione e tutela.
Tre le linee indicate:
– utilizzo dei percorsi senza arrecare danni al territorio
– limitazioni nei tratti più fragili o privi di manutenzione
– stop alla discesa veloce sui sentieri condivisi, da spostare su tracciati dedicati.
L’obiettivo: preservare il territorio
«Non si tratta di vietare o limitare per ragioni ideologiche, ma di gestire con responsabilità», conclude Piantoni.
Il tema resta aperto. Da un lato, la crescita del turismo outdoor e il successo internazionale dell’Alto Garda. Dall’altro, la necessità di mantenere nel tempo la qualità e la sicurezza della rete sentieristica, a partire proprio da quei percorsi meno visibili ma più fragili. (n.f.)










