Vigili del fuoco di Arco, porte aperte a nuovi ingressi

Redazione07/10/20265min
vvff arco

Non serve sentirsi eroi. Serve esserci. Quando una sirena rompe il silenzio, quando qualcuno ha bisogno, quando una casa, una strada, un’attività o una persona sono in pericolo, dietro quei mezzi che partono dalla caserma ci sono donne e uomini che hanno scelto di regalare una parte del proprio tempo alla comunità in cui vivono. È da qui che parte l’appello del Corpo dei vigili del fuoco volontari di Arco, guidato dal comandante Claudio Zanoni, alla ricerca di nuove energie per guardare al futuro.

 



 

L’invito è rivolto a donne e uomini tra i 18 e i 44 anni, disponibili a mettersi in gioco, imparare nuove competenze e assumersi un impegno importante, conciliandolo con lavoro, famiglia e vita quotidiana. Il Corpo arcense è una realtà strutturata, compatta e costantemente addestrata, chiamata a rispondere a circa mille interventi l’anno. Numeri che raccontano da soli quanto il servizio dei volontari rappresenti una presenza fondamentale per la sicurezza di Arco e del suo territorio.
Ma Zanoni sceglie soprattutto le parole delle persone. «Essere vigile del fuoco volontario significa, prima di tutto, scegliere di dedicare tempo alla propria comunità», spiega il comandante. Tempo per la formazione, per gli addestramenti, per la manutenzione delle attrezzature e, naturalmente, per gli interventi. «Al centro ci sono sempre le persone: chi sta affrontando una difficoltà, chi si trova in una situazione di pericolo, chi attende un aiuto».

Prendersi cura dei luoghi in cui si vive
È probabilmente questo il passaggio che meglio racconta lo spirito del Corpo. «Le strade che percorriamo, le case in cui viviamo, le attività e gli spazi che fanno parte della vita di tutti: è questo ciò di cui ci prendiamo cura». Non una frase di circostanza, ma il senso stesso del volontariato pompieristico: intervenire spesso nei luoghi che si conoscono, aiutando persone che possono essere vicini, amici, colleghi o semplicemente membri della stessa comunità. Il comandante Zanoni non nasconde nemmeno la parte più difficile. Ci sono interventi pesanti, momenti nei quali servono lucidità, fatica fisica e capacità di mantenere il controllo. Proprio per questo «questa scelta merita consapevolezza».
Nessuno, però, affronta tutto da solo.
La preparazione, il rispetto delle procedure e soprattutto la squadra restano gli elementi centrali. «Il servizio si affronta insieme, ciascuno con il proprio compito e con la fiducia nei compagni».
Poi arrivano le soddisfazioni. «Aver aiutato o addirittura salvato una persona, aver collaborato con i compagni, aver fatto qualcosa di concreto per la propria comunità. Soddisfazioni che lasciano un segno e riempiono il cuore. Non cancellano la fatica: le danno un senso».

Non bisogna già “saper fare il pompiere”
Il messaggio rivolto a chi sta pensando di avvicinarsi al Corpo è altrettanto chiaro: non sono richieste competenze già acquisite.
«Le competenze si costruiscono con la formazione, l’addestramento e l’affiancamento», sottolinea Zanoni. Quello che conta è la disponibilità a imparare, insieme a serietà, continuità, capacità di ascolto e rispetto degli altri.
Il percorso comincia con un colloquio conoscitivo, utile a capire aspettative e caratteristiche del servizio. Seguono domanda di ingresso, visite mediche, prove ginniche e valutazioni psicofisiche e attitudinali.
La preparazione prevede quindi un corso base obbligatorio e un periodo di due anni di aspirantato, durante il quale i nuovi volontari vengono affiancati dai vigili più esperti.
Perché una divisa, prima ancora di essere indossata, va capita.
E ad Arco l’appello è aperto: per informazioni è possibile scrivere a [email protected], telefonare allo 0464 517777 oppure presentarsi direttamente in caserma.
Per qualcuno potrebbe essere soltanto un colloquio conoscitivo. Per qualcun altro, invece, l’inizio di una scelta destinata a durare nel tempo: esserci quando la propria comunità chiama.

(nf)