Niente festa per i 120 anni del rifugio Marchetti: «Un pessimo esempio per la comunità»

Redazione05/10/20265min
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La polemica sulla bandiera palestinese esposta al rifugio «Prospero Marchetti» sul monte Stivo, con l’arrivo dell’autunno, sembrava essersi almeno in parte raffreddata, ma la decisione della SAT di Arco di rinunciare alla festa per i 120 anni del rifugio l’ha riportata in primo piano. E ora, sulla scelta del direttivo arcense, interviene con parole molto critiche il giornalista Andrea Morandi, che invita apertamente la comunità a discutere di quanto sta accadendo.

 


 

La vicenda parte dall’estate, quando la SAT centrale aveva chiesto al gestore Alberto Bighellini di rimuovere la bandiera palestinese esposta al rifugio. Una richiesta motivata non da un giudizio sul significato del vessillo, aveva spiegato l’associazione, ma dalla necessità che nei rifugi SAT l’esposizione di simboli risponda a regole comuni. Bighellini aveva invece deciso di mantenerla, considerandola non un atto politico ma un gesto di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese.
Ne era nato un confronto che aveva coinvolto associazioni, esponenti politici e rappresentanti del mondo SAT. Una contrapposizione mai completamente risolta e che ha avuto una conseguenza inattesa: la cancellazione della festa prevista il 18 ottobre per celebrare i 120 anni del Marchetti, inaugurato il 7 ottobre 1906.
Il direttivo della SAT di Arco ha spiegato di voler evitare che una giornata pensata per celebrare il rifugio potesse trasformarsi in una nuova occasione di contestazione o essere associata alla disputa sulla bandiera. Una celebrazione potrebbe essere organizzata ad Arco, mentre per tornare a festeggiare in quota si è prospettata anche l’ipotesi di attendere il 125° anniversario.

 

 

È proprio questa decisione ad aver provocato la dura presa di posizione di Andrea Morandi. Il giornalista non nasconde, anzi rivendica, l’intenzione di riaprire il confronto.
«Volevo consapevolmente aprire una polemica – afferma – perché mi sembra che se ne stia davvero discutendo troppo poco e la cosa sta passando sotto silenzio».
Secondo Morandi la vicenda non dovrebbe rimanere confinata all’interno della SAT. Al contrario, potrebbe diventare occasione per un confronto pubblico più ampio: «Credo che invece vada aperto un tavolo di discussione e che ognuno si prenda le proprie responsabilità a riguardo».
A suscitare il suo intervento sono state soprattutto le motivazioni addotte dal presidente della SAT di Arco, Tiziano Morandi, per spiegare la cancellazione degli eventi programmati al Marchetti. Una scelta che Andrea Morandi dice di aver accolto «con molto stupore».
Il giornalista sposta quindi il ragionamento dal confronto sulla bandiera palestinese al significato che lo Stivo e il suo rifugio hanno assunto nel corso delle generazioni per Arco e per gli arcensi.
«Non serve spiegare cosa significhi per gli arcensi il monte Stivo – osserva – ma quello che colpisce è il profondo disinteresse per una comunità intera che, da sempre, vede in quel luogo un simbolo».
Morandi contrappone alla situazione attuale un’immagine della montagna di altri tempi, fatta di rapporti più semplici e diretti e della capacità di confrontarsi anche duramente senza rinunciare a stare insieme.
«In altri tempi, più poveri ma certamente più nobili d’animo, ci si sarebbe trovati su al rifugio davanti ad una fetta di polenta e a un bicchiere di vino, mandandosi serenamente “in mona” per le diverse posizioni».
È questa, secondo il giornalista, l’occasione che oggi è andata perduta. Invece di utilizzare il 120° anniversario per ritrovarsi sullo Stivo nonostante le differenti opinioni, si è scelto di cancellare la manifestazione.
Particolarmente severo è il giudizio sull’ipotesi di rinviare la grande festa in quota di cinque anni: «Oggi invece si fa un passo indietro, si rimanda tutto addirittura al 125esimo anniversario – il passaggio più ridicolo della motivazione – ignorando totalmente la comunità che si rappresenta».
Morandi conclude richiamando Bertolt Brecht: «Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta…».
Una citazione con la quale sintetizza il giudizio sulla gestione della vicenda e soprattutto sulla rinuncia alla festa del Marchetti. «Un pessimo esempio, davvero – conclude Andrea Morandi – e la comunità non può stare in silenzio senza nemmeno un cenno di protesta».