Bandiera palestinese sullo Stivo, Voce Comune: «Il rifugio SAT non è la casa del gestore»

Redazione20/08/20264min
rifugio prospero marchetti stivo

 

«Il gestore del Rifugio Marchetti è liberissimo di avere le proprie idee e di esprimere solidarietà al popolo palestinese, ma un rifugio della SAT non è casa sua». Nella discussione ormai aperta attorno alla bandiera palestinese esposta sul Monte Stivo entra con una posizione netta anche Voce Comune per Arco. A intervenire sono Elisabetta Aldrighetti e Gianluigi Maino, che si schierano dalla parte dei vertici della Società degli Alpinisti Tridentini e della richiesta rivolta al gestore Alberto Bighellini di rimuovere la bandiera dal rifugio Prospero Marchetti.
Una presa di posizione che arriva mentre attorno alla vicenda si stanno confrontando sensibilità molto diverse. Bighellini ha ribadito di non voler togliere la bandiera, considerandola non un gesto politico ma un segnale di solidarietà umana verso la popolazione palestinese. Diverse associazioni trentine hanno espresso sostegno al gestore, mentre la SAT sostiene che quanto esposto su una propria struttura possa essere percepito all’esterno anche come espressione dell’associazione.
Ed è proprio su quest’ultimo punto che Aldrighetti e Maino non hanno dubbi.

 


 

«Ci sono luoghi che devono restare fuori dalle contrapposizioni»
«Continuiamo a sostenere – spiegano i due esponenti di Voce Comune per Arco – che ci siano luoghi e realtà che dovrebbero rimanere fuori dalle contrapposizioni politiche. Vale per lo sport e vale anche per la montagna».
Il riferimento allo sport riporta direttamente a un’altra recente polemica arcense: la decisione della Giunta comunale di non partecipare alle premiazioni dei Campionati Mondiali Giovanili di Arrampicata, scelta motivata dall’amministrazione come gesto di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese.
Già allora Voce Comune aveva criticato quella decisione. Oggi Aldrighetti e Maino vedono nella vicenda dello Stivo lo stesso principio di fondo: distinguere la libertà individuale di esprimere una posizione dai luoghi che, a loro giudizio, non dovrebbero diventare veicolo di messaggi legati a conflitti internazionali.

«Condividiamo la posizione della SAT»
Da qui il sostegno esplicito alla scelta dei vertici satini: «Quella bandiera va tolta».
«Un rifugio di montagna – affermano Aldrighetti e Maino – non è uno spazio di rappresentazione politica, non è il luogo nel quale esporre simboli e prese di posizione personali su conflitti e questioni internazionali». Una lettura diametralmente opposta a quella di Bighellini e delle associazioni che lo sostengono, per le quali quella bandiera rappresenta innanzitutto solidarietà verso una popolazione civile sofferente. Ed è proprio attorno a questa diversa interpretazione che continua a svilupparsi il caso Marchetti: per alcuni quella bandiera parla di umanità e solidarietà; per altri, una volta issata sul pennone di un rifugio SAT, assume inevitabilmente anche un significato politico che coinvolge un luogo appartenente all’associazione.
Aldrighetti e Maino hanno scelto senza esitazioni la seconda interpretazione. E riportano così il confronto dallo Stivo direttamente dentro il dibattito politico arcense.

(n.f.)