Bandiera palestinese al rifugio “Marchetti” sullo Stivo, la SAT chiarisce: «Regole uguali per tutti»

Redazione18/08/20264min
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La bandiera palestinese esposta al Rifugio sul monte Stivo «Prospero Marchetti» continua a far discutere. Dopo la richiesta rivolta al gestore Alberto Bighellini di rimuoverla e la sua decisione di mantenerla, la SAT interviene nuovamente con una nota ufficiale per chiarire le ragioni della propria posizione e, allo stesso tempo, ribadire la volontà di non trasformare la vicenda in uno scontro sulla situazione di Gaza.
La Società degli Alpinisti Tridentini parte da una distinzione: ogni gestore è libero di esprimere le proprie opinioni e sensibilità sui temi politici, civili e umanitari, ma un rifugio SAT non è uno spazio privato. È una struttura dell’Associazione e deve quindi rispondere a regole e indirizzi comuni, anche per quanto riguarda simboli e bandiere esposti.
Il principio, sottolinea la SAT, deve valere indipendentemente dal simbolo e dal grado di condivisione del suo significato. Una posizione che, secondo l’associazione, serve proprio a tutelarne la pluralità e l’indipendenza.

 

 

«La solidarietà, l’umanità, la pace e la vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra appartengono alla storia e ai valori della SAT e non sono in discussione», afferma il presidente Cristian Ferrari, riconoscendo che nelle intenzioni di Bighellini la bandiera rappresenta soprattutto un gesto di vicinanza alla popolazione palestinese. Ma aggiunge che le regole non possono cambiare in base alla maggiore o minore condivisione di un determinato messaggio: oggi si discute della bandiera palestinese, domani potrebbe trattarsi di un simbolo portatore di posizioni completamente diverse.

 

 

La linea non sarebbe stata decisa in questi giorni: la questione era già stata affrontata dalla Giunta SAT nell’agosto 2025 e successivamente dal Consiglio Centrale il 25 giugno 2026.
Bighellini, gestore del Marchetti dal 2017, ha però comunicato di non voler rimuovere la bandiera. Per lui non rappresenta una scelta politica, ma «un segnale di solidarietà» verso la popolazione palestinese e in particolare verso le vittime civili. Il gestore ha comunque auspicato una soluzione amichevole della controversia e la prosecuzione del rapporto con la SAT.
Ed è proprio sul dialogo che insiste ora anche l’Associazione. Pur confermando la richiesta, la SAT auspica di proseguire il rapporto «in un clima di collaborazione e rispetto» e invita il gestore a confrontarsi preventivamente con l’associazione quando iniziative personali coinvolgono direttamente il rifugio.
Nel frattempo la vicenda ha provocato anche una presa di posizione pubblica. Dieci realtà trentine – tra le quali le sezioni ANPI, BDS Trentino, Casa delle Donne di Rovereto e altre associazioni – hanno sottoscritto un appello chiedendo alla SAT di riconsiderare la decisione. Secondo i firmatari, l’esposizione della bandiera sarebbe coerente con i valori di solidarietà e pace presenti nella storia e nello Statuto dell’associazione.
La SAT, tuttavia, chiude la propria nota manifestando l’intenzione di non alimentare ulteriormente una contrapposizione che rischierebbe di trasformare una questione interna di regole e rappresentanza in uno scontro politico sulla bandiera palestinese.