Lavori alla galleria Dom, il sindacato UGL: «Valutare alternative alla chiusura notturna»

La sicurezza della galleria Dom non si discute. Ma nemmeno il diritto dei lavoratori di raggiungere il proprio posto di lavoro e delle imprese di continuare a garantire servizi e produzione. È questo il messaggio lanciato dal segretario di UGL Trentino, Leonardo Iania, che interviene sul progetto di consolidamento della galleria che collega l’Alto Garda alla Valle di Ledro, chiedendo alla Provincia di aprire un confronto prima dell’avvio del cantiere.
Il sindacato parte da un presupposto chiaro: la messa in sicurezza dell’infrastruttura è indispensabile e rappresenta una priorità assoluta. «Quando si parla della sicurezza delle persone non ci possono essere compromessi», afferma Iania, che tuttavia invita le istituzioni a riflettere sulle conseguenze organizzative della chiusura totale della galleria nelle ore notturne per i primi cinque mesi di lavori.
«Dopo quasi tre anni dal crollo del 2023 – osserva – è possibile che l’unica soluzione individuata sia la chiusura totale della galleria durante la notte?».
Il riferimento è al cedimento che nel novembre 2023 aveva imposto un intervento d’urgenza e aperto il dibattito sulle possibili alternative per garantire i collegamenti tra Ledro e l’Alto Garda. UGL ricorda che all’epoca era stata presa in considerazione anche l’ipotesi di utilizzare il bypass di servizio di San Giacomo, il collegamento interno tra le gallerie Dom e Agnese, soluzione poi accantonata perché non immediatamente praticabile.
«Una motivazione comprensibile nell’emergenza di allora – prosegue Iania – ma oggi sono trascorsi quasi tre anni, un tempo durante il quale sarebbe stato lecito aspettarsi uno studio approfondito di tutte le possibili alternative, affinché la sicurezza potesse convivere con il diritto dei lavoratori di raggiungere il posto di lavoro e rientrare a casa senza dover attendere ore nel cuore della notte».
Secondo il sindacato, i disagi non ricadranno soltanto sui residenti della Valle di Ledro. A essere coinvolti saranno i lavoratori turnisti, gli operatori sanitari, gli addetti del turismo e della ristorazione, i manutentori, il personale dei pubblici esercizi e tutti coloro che garantiscono servizi essenziali durante le ore notturne.
Ma le ricadute, sottolinea UGL, interesseranno anche il tessuto produttivo dell’intero territorio. Iania cita le grandi realtà industriali come Cartiere del Garda, Fedrigoni e Aquafil, aziende che operano a ciclo continuo e che necessitano della regolare presenza del personale per assicurare il cambio turno. A queste si aggiungono alberghi, ristoranti, bar, case di riposo, servizi di emergenza e strutture sanitarie, che potrebbero trovarsi ad affrontare importanti difficoltà organizzative.
Pur senza voler entrare nel merito delle scelte progettuali, UGL chiede che vengano valutate tutte le soluzioni tecnicamente praticabili. «Non pretendiamo di indicare quale debba essere la risposta – precisa Iania – ma chiediamo che si verifichi se siano possibili alternative, dal senso unico alternato, qualora compatibile con il cantiere, all’utilizzo di percorsi di servizio o di qualsiasi altra soluzione che consenta almeno un transito controllato nelle ore notturne».
Da qui l’appello alla Provincia, ai Comuni, ai tecnici, alle imprese e alle organizzazioni sindacali affinché venga istituito un tavolo di confronto prima dell’avvio dei lavori.
«La sicurezza non è in discussione – conclude Iania – ma nemmeno il diritto dei lavoratori di raggiungere il proprio posto di lavoro e quello delle imprese di continuare a produrre, offrire servizi e creare occupazione. Dopo quasi tre anni è legittimo aspettarsi che siano state esplorate tutte le possibilità e che la chiusura totale notturna non sia l’unica risposta possibile».
(n.f.)









