Variante di Torbole, Lucio Matteotti: «Un’altra opera senza visione complessiva»

Il confronto sulla futura circonvallazione di Torbole continua ad animare il dibattito politico nell’Alto Garda. Dopo la presentazione in Comunità Alto Garda e Ledro della soluzione D, sostenuta dalla Provincia come l’ipotesi progettuale più efficace per alleggerire il traffico sulla Gardesana, arrivano ora le critiche di Lucio Matteotti, consigliere comunale del Partito Democratico di Dro-Drena e consigliere della Comunità di Valle.
Nelle scorse settimane il commissario provinciale, l’ingegnere Carlo Benigni, aveva illustrato ai sindaci e ai consiglieri i risultati delle analisi tecniche, indicando come preferibile il collegamento tra la Conca d’Oro e il Linfano. Una proposta che continua però a dividere amministratori e forze politiche, mentre resta aperto anche il tema del completamento della Loppio-Busa e delle opere di raccordo con la viabilità esistente.
Secondo Matteotti, i dati illustrati durante l’assemblea non sarebbero sufficienti a motivare la scelta della Provincia.
«I dati forniti non convincono, sono parziali ed è palese che vengono presentati a sostegno preventivo della soluzione già individuata dalla Giunta provinciale», osserva il consigliere, secondo il quale il problema principale riguarda l’impostazione complessiva della pianificazione.
Per il rappresentante del PD non è infatti condivisibile affrontare il tema della variante di Torbole senza avere prima definito l’intero assetto della mobilità della Busa.
Matteotti ricorda come non siano ancora iniziati i lavori per il collegamento tra il nuovo tunnel della Loppio-Busa e la viabilità esistente, attraverso il previsto cavalcavia sul Sarca verso il Cretaccio, né risultino programmati gli interventi di adeguamento delle strade destinate ad assorbire i futuri flussi di traffico.
In questo scenario, sostiene, l’ipotesi di far sboccare la nuova variante al Linfano rischierebbe di aggravare ulteriormente uno snodo già oggi fortemente congestionato.
Per questo motivo il consigliere ritiene che la soluzione più coerente sarebbe un collegamento tra la Conca d’Oro e Maza, direttamente connesso alla Loppio-Busa, pur comportando un investimento superiore rispetto all’ipotesi oggi sostenuta dalla Provincia.
Alla base del ragionamento c’è la convinzione che tutte le opere viarie dell’Alto Garda debbano essere progettate come parti di un unico sistema.
«Le soluzioni della mobilità in Busa sono legate fra di loro: non è pensabile risolvere il problema in una zona creandone uno in un’altra», afferma Matteotti, che invita le amministrazioni comunali a costruire una posizione condivisa, evitando di ragionare esclusivamente nell’ottica dei singoli territori.
Il consigliere conclude chiedendo un vero piano generale della mobilità, capace di integrare trasporto pubblico e privato e di programmare nel tempo gli investimenti necessari. Secondo Matteotti, la Provincia non può giustificare soluzioni ridimensionate richiamando la scarsità di risorse economiche, perché la mobilità dell’Alto Garda rappresenta una delle sfide decisive per il futuro del territorio, della qualità della vita e dell’economia locale. (n.f.)








